Quando saranno eliminati gli sprechi nella spesa pubblica?

Da anni si discute della necessità, per contribuire a risolvere i problemi del bilancio statale, di eliminare gli sprechi e le inefficienze nell’ambito della spesa pubblica, evitando così, per ridurre tale spesa, di ricorrere ai cosiddetti tagli lineari o, più comprensibilmente, indiscriminati. Cambiano i termini utilizzati: “spending review” oppure revisione della spesa, ma i risultati non arrivano. Perché?

Nel corso degli anni, poi, sono state diverse le persone incaricate di sovraintendere a questo progetto. Innanzitutto il professor Piero Giarda, uno dei maggiori esperti italiani in materia, diventato successivamente ministro nel governo Monti, poi il manager Enrico Bondi. Attualmente Carlo Cottarelli, proveniente dal Fondo monetario internazionale.

Ma, almeno fino ad ora, i risultati ottenuti sono stati quasi nulli.

Quando si è riusciti a ridurre la spesa pubblica, si è proceduto ad effettuare tagli indiscriminati, diminuendo ad esempio di una determinata percentuale i fondi a disposizione di un ministero.

In questo modo però spesso sono state ridotte anche spese necessarie, indispensabili.

E perché, invece, non sono stati eliminati gli sprechi, le inefficienze, le spese inutili, le spese improduttive?

A mio avviso perché un’efficace azione di revisione della spesa pubblica non è, solamente, un’operazione di natura economico-finanziaria ma è soprattutto un’operazione di natura politica.

Si dovrebbero infatti colpire interessi consolidati, all’interno delle pubbliche amministrazioni ed anche all’esterno, ad esempio riguardanti importanti imprese fornitrici di tali amministrazioni.

Pertanto è mancata, prevalentemente, la volontà politica di eliminare gli sprechi, di colpire quegli interessi, prima citati.

Non sono sufficienti studi, anche ben fatti, per individuare, nell’ambito della spesa pubblica gli sprechi e le inefficienze. Ripeto, è necessaria la volontà politica di attuare quanto previsto negli studi. Senza di essa, la “spending review” rimarrà un libro dei sogni.

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