Troppo clamore per gli assistenti sessuali per i disabili

12 agosto 2014

Spesso l’attività svolta dagli assistenti sessuali per i disabili viene descritta, soprattutto dai mass media, utilizzando toni scandalistici. Per affrontare questa problematica in modo diverso il professore Nicola Cuomo ha organizzato, il 6 e 7 settembre a Lizzano in Belvedere, in provincia di Bologna, la seconda edizione del laboratorio “La farfalla sulla pelle”.

Come rileva Ginevra Gatti , in un articolo pubblicato su www.redattoresociale.it, nel quale si occupa dei contenuti del laboratorio, talvolta gli assistenti sessuali per i disabili vengono associati alla prostituzione.

Lorenzo Fumagalli, assistente sessuale che interverrà al laboratorio già citato, ha affermato: “Il nostro ruolo esiste da una decina d’anni, è ben accetto, ma siamo comunque un gruppo abbastanza discreto che tende a non pubblicizzare troppo la cosa, anche per tenerci un po’ al riparo dai media scandalistici. Purtroppo l’associazione con la prostituzione c’è e ci sarà sempre, non esce dalle teste di chi non sa e giudica. A me non disturba, ma è un pregiudizio che esiste”.

Pertanto Nicola Cuomo, professore di pedagogia speciale all’Università di Bologna, nel corso della seconda edizione del laboratorio, farà incontrare due assistenti sessuali, Lorenzo Fumagalli e Barbara Soluna, che da anni esercitano questa professione, con le famiglie e gli operatori.

Secondo Cuomo “l’incontro vuol fornire serietà e rigore agli spesso superficiali e cronachistici articoli sulla stampa e dalle esperienze divulgate in Internet circa la figura professionale dell’assistente sessuale”.

Anche in questa edizione della “Farfalla sulla pelle”, nell’ambito della sessualità “non si vogliono introdurre esperti che consigliano modalità, ma persone che liberamente si confrontano e portano concrete testimonianze”, continua Cuomo.

Il laboratorio intende per lo più affrontare il tema della sessualità facendo riferimento ai deficit cognitivi dove non vi sono solo impedimenti fisici ma “forse impedimenti e pregiudizi ben più profondi – osserva il professore – legati al diritto di esercitare la libertà in condizione di non riconoscimento della propria volontà e intenzionalità. Una condizione in cui gli altri decidono per te e decidono anche la tua interdizione sino a dirti quali sono i tuoi bisogni”.

Sono d’accordo sulla necessità che il ruolo degli assistenti sessuali per i disabili debba essere analizzato con serietà e rigore.

Infatti il loro ruolo è senza dubbio molto importante per i disabili e quindi lo scandalismo va del tutto evitato.

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I giullari senza frontiere

11 agosto 2014

I Giullari senza frontiere sono un gruppo di giocolieri, clown e acrobati italiani che per alcuni mesi all’anno organizzano spettacoli gratuiti e corsi di formazione in vari paesi del mondo, colpiti in passato da guerre e afflitti ancora adesso da una situazione di estrema povertà.

Di questo gruppo si occupa in articolo pubblicato dal mensile “Popoli” Francesco Pistocchini, sintetizzato su www.redattoresociale.it.

“Con il loro costume a strisce bianche e nere, i Giullari senza frontiere hanno battuto le strade del Mozambico e del Bengala, risalito il corso del Mekong, esplorato sperduti villaggi brasiliani.

L’ultima avventura in un Sri Lanka ancora ferito dallo tsunami e dal conflitto fra lealisti e guerriglieri Tamil”.

Il progetto nasce nel 2003. In Spagna, con un distaccamento in Italia, i “Payassos sin fronteras”.

Come spiega Rodrigo Morganti: “Abbiamo voluto essere liberi. Siamo un gruppo di una decina di amici, alcuni con figli al seguito, accomunati dal fatto di essere professionisti che fanno spettacolo”.

Stefano Catarinelli, uno dei fondatori del gruppo, afferma: “ricordo il giorno in cui un gruppo di ragazzini brasiliani ha smesso di tirare colla per venire a vederci”.

Qualcuno sceglie di seguire il loro esempio come un giovane mozambicano che “ha iniziato a studiare arti circensi, dopo un corso fatto da noi, e ora gira il mondo con il  suo spettacolo”.

Infatti la formazione di ragazzi e operatori è uno degli aspetti più importanti del loro progetto.

Per i loro spettacoli i Giullari non chiedono denaro ma in cambio ricevono moltissimo: “può essere una tavola così riccamente imbandita da metterti in imbarazzo o tornare da uno spettacolo in una favela sentendo una soddisfazione grande come artista”.

Nell’esperienza cingalese i Giullari senza frontiere si sono confrontati con una realtà ancora tesa e difficile e con la piaga dell’alcolismo diffuso tra i giovani che hanno vissuto la guerra.

“Ma in un villaggio costiero, lacerato al suo interno – racconta Stefano nell’articolo – dopo lo spettacolo un uomo mi ha detto che per la prima volta dallo tsunami di dieci anni fa vedeva tutti gli abitanti ridere insieme”.

L’attività svolta dai “Giullari senza frontiere” mi sembra molto interessante, soprattutto molto utile per le popolazioni che il gruppo raggiunge.

Per questo tale attività deve essere adeguatamente sostenuta e favorita e, se possibile, seguita da anche altri gruppi.

Infatti per gli abitanti di paesi che sono stati o sono ancora colpiti da vicende drammatiche può comunque risultare utile, anche se solo per periodi brevi, ricominciare a ridere, nella speranza che le loro condizioni di vita migliorino progressivamente


Stop al vitalizio agli ex parlamentari condannati per mafia e corruzione

6 agosto 2014

Gli ex parlamentari, seppure condannati in via definitiva per gravi reati come mafia, corruzione, truffe con fondi pubblici e frodi fiscali, continuano a godere del vitalizio. Le associazioni Libera e gruppo Abele, nell’ambito della loro campagna contro la corruzione denominata “Riparte il futuro” chiedono lo stop immediato al pagamento del vitalizio a questi ex parlamentari.

Infatti hanno lanciato una petizione tramite la quale si chiede appunto che non siano pagati più i vitalizi in questione.

Il testo della petizione è il seguente:

“Un condannato per mafia che guadagna più di 4.000 euro al mese dallo Stato. Per tutta la vita. Sembra uno scherzo ma è quello che succede nel nostro Paese.

Basta una semplice modifica dei regolamenti del Senato e della Camera per cancellare una vergogna: il pagamento dei vitalizi a senatori e deputati condannati in via definitiva per gravi reati come mafia, corruzione, truffe con fondi pubblici e frodi fiscali.

Più di mezzo milione di cittadini chiedono da tempo a gran voce, attraverso la campagna ‘Riparte il futuro’, promossa da Libera e gruppo Abele, che tutti i dipendenti pubblici e i rappresentanti politici rispettino codici etici più efficaci e concretamente applicati.

Chiediamo insieme al Parlamento di votare per la cessazione immediata di qualsiasi erogazione di denaro pubblico nei confronti di chi si è reso responsabile di questa vera e propria violazione dell’articolo 54 della Costituzione, secondo il quale il mandato istituzionale va assolto con disciplina e onore.

Firma ora per chiedere la sospensione immediata di qualsiasi vitalizio ai politici condannati”.

Io invito tutti coloro che leggeranno questo post a firmare questa petizione.

E’ possibile farlo utilizzando il sito www.riparteilfuturo.it.


Quando saranno eliminati gli sprechi nella spesa pubblica?

4 agosto 2014

Da anni si discute della necessità, per contribuire a risolvere i problemi del bilancio statale, di eliminare gli sprechi e le inefficienze nell’ambito della spesa pubblica, evitando così, per ridurre tale spesa, di ricorrere ai cosiddetti tagli lineari o, più comprensibilmente, indiscriminati. Cambiano i termini utilizzati: “spending review” oppure revisione della spesa, ma i risultati non arrivano. Perché?

Nel corso degli anni, poi, sono state diverse le persone incaricate di sovraintendere a questo progetto. Innanzitutto il professor Piero Giarda, uno dei maggiori esperti italiani in materia, diventato successivamente ministro nel governo Monti, poi il manager Enrico Bondi. Attualmente Carlo Cottarelli, proveniente dal Fondo monetario internazionale.

Ma, almeno fino ad ora, i risultati ottenuti sono stati quasi nulli.

Quando si è riusciti a ridurre la spesa pubblica, si è proceduto ad effettuare tagli indiscriminati, diminuendo ad esempio di una determinata percentuale i fondi a disposizione di un ministero.

In questo modo però spesso sono state ridotte anche spese necessarie, indispensabili.

E perché, invece, non sono stati eliminati gli sprechi, le inefficienze, le spese inutili, le spese improduttive?

A mio avviso perché un’efficace azione di revisione della spesa pubblica non è, solamente, un’operazione di natura economico-finanziaria ma è soprattutto un’operazione di natura politica.

Si dovrebbero infatti colpire interessi consolidati, all’interno delle pubbliche amministrazioni ed anche all’esterno, ad esempio riguardanti importanti imprese fornitrici di tali amministrazioni.

Pertanto è mancata, prevalentemente, la volontà politica di eliminare gli sprechi, di colpire quegli interessi, prima citati.

Non sono sufficienti studi, anche ben fatti, per individuare, nell’ambito della spesa pubblica gli sprechi e le inefficienze. Ripeto, è necessaria la volontà politica di attuare quanto previsto negli studi. Senza di essa, la “spending review” rimarrà un libro dei sogni.