Una vera Europa unita oppure no?

Negli ultimi periodi si è discusso in misura maggiore rispetto al passato, quanto meno nei mass media, di Europa. In occasione delle elezioni europee il dibattito si è concentrato soprattutto sui vantaggi e sugli svantaggi dell’introduzione dell’euro. Più recentemente ci si è occupati della scelta di chi dovesse ricoprire gli incarichi più importanti, all’interno dell’Unione europea. E’ stato eletto solo il presidente della Commissione europea, Juncker. Non c’è stato accordo sugli altri incarichi e quindi le decisioni, a tale proposito, sono state rinviate a fine agosto. Ma non si è discusso, a sufficienza, delle prospettive dell’Unione europea e delle politiche da attuare.

Io credo che sarebbe opportuno procedere in direzione dell’istituzione degli Stati Uniti d’Europa, di una vera federazione tra gli Stati membri dell’Unione europea.

Obiettivo irrealistico, quanto meno in tempi brevi?

Forse, ma obiettivo che sarebbe necessario perseguire, per vari motivi.

Per quanto riguarda il nostro Paese, ci si potrebbe limitare a sostenere che con l’istituzione degli Stati Uniti d’Europa, l’Italia sarebbe governata meglio rispetto a quanto avviene adesso e a quanto avvenuto in passato.

Ma non ci si può fermare a questa considerazione.

In un periodo nel quale sulla scena politica e soprattutto economica si confrontano o si confronteranno nuove e vecchie grandi potenze quali gli Stati Uniti d’America, la Cina, l’India, i singoli Paesi europei da soli, anche la “grande” Germania, sono e saranno costretti a svolgere un ruolo da comprimari, non certo da protagonisti.

E se i Paesi europei, ancora di più in futuro, svolgeranno un ruolo da comprimari, le stesse condizioni di vita dei cittadini europei saranno influenzate negativamente e peggioreranno in misura molto consistente.

Comunque quello che si può, e che si dovrebbe fare, subito, è cambiare radicalmente la politica economica, consigliata e consentita dalle istituzioni dell’Unione europea, realizzata dalla Banca centrale europea e dai governi. Una politica economica decisamente espansiva, senza la quale l’uscita dalla crisi tarderà ancora, caratterizzata non solo da rigore e austerità.

Del resto se non cambierà radicalmente la politica economica, promossa dalle istituzioni dell’Unione europea, Unione proprio per questo considerata come un vincolo non come un’opportunità per lo sviluppo, gli Stati e i cittadini europei molto difficilmente accetteranno di cedere gran parte della loro sovranità per giungere all’istituzione degli Stati Uniti d’Europa.

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