Le bambine maledette di Bukavu, accusate di stregoneria

Nella repubblica democratica del Congo le bambine, vittime della miseria, sono spesso accusate dai familiari di stregoneria o di portare sfortuna e costrette a prostituirsi. Il centro Ek’ Bana di suo Natalina Isella offre loro una seconda opportunità.

Noi occidentali ci occupiamo, generalmente, delle vicende che accadono nel nostro mondo, mentre trascuriamo o addirittura ci disinteressiamo di quanto avviene nei cosiddetti paesi in via di sviluppo.

Ce ne interessiamo un po’ di più solamente quando quelle vicende esercitano, in qualche modo, qualche effetto sulla nostra vita. Di qui, credo, il motivo per il quale ci occupiamo di più, comunque sempre in misura insufficiente, degli stranieri immigrati.

E una storia come quella descritta in un articolo pubblicato su “Redattore sociale”, relativa a ciò che avviene a molte bambine di Bukavu, nella repubblica democratica del Congo, non desta l’attenzione dei mass media più diffusi.

Cosa succede a queste bambine?

Appunto vengono accusate di stregoneria e queste bambine sono spesso figlie di ragazze madri e orfane di mamma che vivono con la nuova compagna del padre. L’accusa di stregoneria è spesso correlata a una disgrazia familiare: una morte, un incidente, un rovescio economico o una malattia che non guarisce. Ma basta anche che un vaso si rompa.

Sono centinaia le bambine accusate di stregoneria. Le famiglie le cacciano e spesso si prostituiscono ai bordi delle strade o tra le bancarelle dei mercati.

E nel 2001 suor Natalina Isella, in Congo da 35 anni, aprì nel 2001 a Bukavu, capoluogo della provincia del Sud Kivu, il centro di accoglienza Ek’ Bana (“La casa delle bambine”).

Il centro, dalla sua fondazione, ha accolto oltre 200 bambine e oggi vi abitano in più di 50, ma ne segue un centinaio.

Ek’ Bana si muove in due direzioni: fa da casa alle bambine (tra l’altro sono seguite da psicologhe che lavorano con loro perché riacquistino fiducia in se stesse e negli altri  e si convincano che l’accusa di stregoneria è falsa) ed inoltre si mette in contatto con le famiglie perché capiscano che la figlia non è una strega, predisponendo la famiglia a riaccogliere la bambina.

L’attività del centro è senza dubbio meritoria. Ma per contrastare con più efficacia il fenomeno sarebbero necessari interventi di maggiore rilievo, con finanziamenti più consistenti a disposizione, provenienti almeno in parte dal nostro mondo, il mondo occidentale.

Sarebbe infatti una dimostrazione, concreta, del nostro interesse nei confronti di una vicenda, lontana da noi, ma che ugualmente dovrebbe essere oggetto della nostra attenzione.

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