Anche nei call center molti licenziamenti

Negli ultimi anni vi è stata, in Italia, una notevole crescita degli occupati nei call center. Peraltro questi lavoratori, generalmente, percepiscono remunerazioni piuttosto basse e la precarietà del loro lavoro è molto diffusa. Nonostante queste condizioni di lavoro, tutt’altro che soddisfacenti, sono possibili, nel prossimo futuro, numerosi licenziamenti in questo settore.

La causa di questa eventualità è semplice: sempre di più sono le aziende di call center che intendono chiudere perché vogliono delocalizzare la loro attività in altri Paesi, nei quali i loro guadagni possono essere ancora più consistenti.

Tra le situazioni di crisi, i sindacati ricordano British Telecom, che toglie l’attività ad Accenture lasciando 280 persone senza lavoro a Palermo, la crisi di Infocontact con 1.500 lavoratori a rischio in Calabria e i 200 lavoratori di Voice Care che a Ivrea hanno perso la commessa di Seat Pagine Gialle. Inoltre, l’annunciata chiusura della sede di Teleperformance a Taranto con 1.500 lavoratori coinvolti, e la volontà di delocalizzare 4you a Palermo con altri 400 lavoratori che perderanno il posto.

Giorgio Serao, un sindacalista della Cisl, rileva: “E’ inaccettabile che ci siano aziende che prive di qualsiasi forma di responsabilità sociale, dopo aver ricevuto tanto dai territori in cui sono cresciute, possano pensare di ricattare istituzioni e i lavoratori. Tutto questo è la dimostrazione che in assenza di regole il mercato cresce non favorendo gli imprenditori migliori ma quelli più spregiudicati. Il governo non può ritardare ulteriormente un intervento”.

Secondo Salvo Ugliarolo, della Uil, è paradossale “scoprire che non solo lo Stato non chiede il rispetto di leggi esistenti in tema di delocalizzazioni di attività di call center ma che l’Ilo, agenzia del lavoro dell’Onu, abbia un programma finanziato con fondi dell’Unione europea finalizzato ad agevolare le delocalizzazioni di call center dall’Italia all’Albania per quelle imprese che vogliano abbassare il costo del lavoro. Il progetto ha visto un boom di delocalizzazioni dall’Italia mentre gli altri Paesi europei cercano di trattenere e riportare in patria il lavoro con tutti gli strumenti necessari”.

Io credo che si debba ostacolare il più possibile il verificarsi di queste delocalizzazioni.

E un forte ed efficace intervento del Governo, a questo proposito, è indispensabile, mentre fino ad ora si è registrato un totale silenzio del presidente del Consiglio su tale situazione.

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