Chi sono i senza dimora?

Secondo un’indagine realizzata dalla fondazione De Benedetti la maggior parte dei senza dimora sono uomini, che hanno perso il lavoro o si sono separati, ma a Roma è alta anche la componente femminile. Il 65% non è mai più tornato in una casa.

L’indagine è stata effettuata a Roma e sono state censite 3.276 persone senza dimora, pari allo 0,11% della popolazione della capitale.

L’87% sono uomini ma a Roma rispetto ad altre città è maggiore la componente femminile.

La loro situazione può essere considerata cronica, soprattutto per gli italiani. Il 65% degli intervistati non è più tornato in una vera casa.

Il numero dei senzatetto censiti dalla fondazione De Benedetti risulta molto più basso rispetto al censimento Istat, realizzato nel 2011, sui senza dimora.

L’istituto di statistica, contando il numero di persone che tra novembre e dicembre 2011 aveva utilizzato almeno un servizio mensa o di accoglienza notturna nel comune, parlava infatti di circa 8.000 persone (7.827), sempre a Roma, mentre rilevazioni precedenti si attestavano intorno alla cifra di 6.000.

Rispetto all’Istat, però, la fondazione De Benedetti non ha preso in considerazione gli ospiti degli ostelli, le persone in situazioni alloggiative temporanee e quanti vivono in alloggi per interventi di supporto sociale specifici.

L’indagine è senza dubbio interessante e a me ha suscitato la necessità di tentare di rispondere ad una domanda: a Roma e in Italia, più in generale, si attua una politica rivolta a ridurre stabilmente il numero dei senza dimora?

Io non credo che si stia portando avanti una politica di questa natura.

Vi sono interventi, senza dubbio utili e necessari, realizzati soprattutto da associazioni di volontariato, per aiutare le persone senza dimora.

Ma in Italia non c’è una politica organica volta a diminuire stabilmente il numero delle persone senza dimora perché non c’è una politica organica tendente ad affrontare i problemi creatisi in seguito all’aumento del numero dei nuovi poveri, di coloro che, soprattutto a causa del manifestarsi della crisi, hanno visto peggiorare considerevolmente le proprie condizioni economiche.

E per ottenere risultati apprezzabili non penso che siano necessarie risorse finanziarie molto consistenti e non vale quindi la giustificazione rappresentata dai notevoli problemi che da tempo caratterizzano il bilancio pubblico.

Del resto pur rilevando la necessità di affrontare con impegno quei problemi, anche riducendo la spesa pubblica, determinate categorie di questa spesa non dovrebbero essere diminuite ed anzi potrebbero essere aumentate.

La cosiddetta “spending review” infatti deve puntare ad eliminare i veri sprechi, nell’ambito della spesa pubblica, che sono molti, ma, ad esempio, utilizzare le sufficienti risorse finanziarie per contrastare la povertà, e quindi anche per diminuire il numero dei senza dimora, non può e non deve essere considerato uno spreco, tutt’altro.

Almeno io la penso così.

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