Caso Aldrovandi, introdurre il reato di tortura

L’introduzione del reato di tortura, in Italia, potrebbe ostacolare il verificarsi di casi come quello dell’uccisione di Federico Aldrovandi, che purtroppo non è stato l’unico che si è verificato nel nostro Paese, negli ultimi anni. Un disegno di legge che introduce il reato di tortura è stato approvato dal Senato ed è necessario che sia approvato anche dalla Camera.

Di queste problematiche ci si occupa in un articolo pubblicato su www.helpconsumatori.it.

“‘La solidarietà non basta più, la politica deve entrare nella questione e deve far cambiare anche la polizia. Le famiglie non possono restare sole. Mi sottraggo al dialogo malato con gli assassini di mio figlio, con chi vuole fare prove di forza. Non voglio più parlare con loro. La parola ora deve passare alla politica e alle istituzioni’.

Sono le parole di Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, il giovane ucciso nel settembre 2005 a Ferrara da quattro agenti di polizia condannati in via definitiva dalla Cassazione. Come è noto tre degli agenti riconosciuti colpevoli sono stati applauditi durante il congresso del Sap, il Sindacato autonomo di polizia, e questo ha sollevato un’ondata di indignazione generale.

Una condanna, e la richiesta dell’introduzione del reato di tortura, arriva da Amnesty International, per voce del presidente di Amnesty Italia Antonio Marchesi: ‘La cultura dell’impunità, che facilita il ripetersi di gravi violazioni dei diritti umani, deve essere respinta, e non solo a parole, dalle istituzioni statali – ha dichiarato Marchesi -.

La migliore risposta concreta a questo vergognoso episodio sarebbe costituita da un impegno ad approvare in tempi rapidissimi l’introduzione del reato di tortura – tortura che esiste purtroppo nella realtà ma è passata sotto silenzio nelle nostre leggi’.

Antonio Marchesi ha espresso la solidarietà e la vicinanza di Amnesty International e di tutti i suoi attivisti a Patrizia Moretti.

La richiesta dell’introduzione del reato di tortura è fatta propria anche da Cittadinanzattiva.

‘L’applauso dedicato ieri dal congresso del Sap agli agenti di polizia responsabili dell’omicidio del giovane Federico Aldrovandi, ciononostante rientrati in servizio, oltraggia e ferisce la coscienza di ogni cittadino.

In uno Stato che si definisce di diritto, sconcerta che agenti di Polizia di Stato si ritengano legittimati a calpestare un sentenza definitiva di condanna nel vergognoso tentativo di far passare per vittime i responsabili di quell’atroce reato – ha detto Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva -.

Di fronte a simili gesti non sono sufficienti le dissociazioni, le prese di distanza e la corsa ad esprimere solidarietà ai familiari da parte dei vertici della Polizia. Occorrono provvedimenti disciplinari esemplari nei confronti di chi li ha promossi.

Occorre, inoltre, come da tempo richiesto da tante organizzazioni della società civile, che finalmente si introduca nell’ordinamento nazionale il reato di tortura, configurato come reato proprio,  e che il personale di polizia sia munito di codice identificativo, come espressamente raccomandato dalle Istituzioni Europee’.

Anche Federconsumatori e Adusbef sottolineano la gravità di quanto accaduto: ‘Esprimiamo la nostra solidarietà ai familiari di Federico Aldrovandi e a tutte le persone coinvolte in tragiche vicende a seguito delle gravi responsabilità accertate e passate in giudicato, che hanno visto la responsabilità di rappresentanti deviati delle forze dell’ordine. È necessario un salto culturale nella società civile, all’interno delle forze dell’ordine, e delle stesse istituzioni, per incrinare lo spesso muro di omertà che impedisce di fare emergere la verità in tante vicende ancora oscure. Richiediamo un urgente intervento del Governo per far sì che questo quadro impressionante di abusi non debba più ripetersi’”.

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