Stage truffa nelle cooperative sociali

Fare uno stage come domestico presso una lussuosa villa privata e ricevere per il servizio prestato un misero rimborso di 400 euro mensili pagato per giunta con soldi pubblici. Della Regione Lazio, per la precisione, nel caso del tirocinio truffa riportato dalla “Repubblica degli Stagisti”, in cui c’era anche lo zampino di una cooperativa che funge da ente promotore (e a sua volta ci guadagna). A prima vista solo un caso limite di sfruttamento. Invece basta chiedere un po’ in giro, fare una piccola ricerca su Google, ed ecco spuntare altri racconti molto simili, di altri malcapitati finiti nelle mani di coop dalle intenzioni non proprio cristalline.

Quindi Ilaria Mariotti, su www.repubblicadeglistagisti.it,  ha intervistato il numero uno dei Confcooperative Lazio e vicepresidente nazionale Carlo Mitra relativamente a questi stage.

Il caso segnalato è un chiaro esempio di utilizzo abusivo dello strumento dello stage. Cosa si sente di dire a questo proposito?

Mi pare sin troppo evidente che si tratta di un abuso quello perpetrato per questo stage. Purtroppo la situazione, già grave, con la crisi si è aggravata ulteriormente per tutto il mercato del lavoro. Cresce l’illegalità soprattutto nell’arcipelago dei servizi e cresce l’uso maldestro della cooperativa “spuria” così come di altre forme di imprese a tempo breve per sfruttare l’impunità.

Sarebbe interessante approfondire questo aspetto. Possiamo dire che i casi come quello raccontato sono frequenti, specie a Roma, come afferma anche il ragazzo da noi intervistato? È evidente che nella crisi il mercato del lavoro degrada per un doppio effetto: crescono sia coloro che come direbbe Fassina non fanno il loro dovere “per necessità” sia i furbi, i quali approfittano dei lavoratori che a loro volta subiscono “per necessità”.

Negli ultimi tre anni le cooperative hanno dato segnali di miglioramento: le nuove costituzioni sono aumentate del 3,6%, i soci cooperatori del 9,9%, gli occupati del 13,4%, il fatturato del 4,1% secondo i vostri dati. Come si spiega questo fenomeno in un momento di crisi come questo?

Nascono più cooperative anche come risposta al fatto che non c’è più lavoro inteso come posto fisso, e quindi la tendenza a provare a costruirsi una attività – meglio se insieme ad amici – è una risposta abbastanza immediata e concreta che fa presa sui giovani, donne in particolare. Se prendiamo il solo caso di Roma, vediamo che nascono oltre mille nuove cooperative all’anno anche nella crisi. La cooperativa è sicuramente lo strumento più praticabile per tutta una serie di attività, anche nuove.

Secondo lei è facile aggirare la legge per una coop “malintenzionata”? I controlli degli ispettori del lavoro ci sono? Penso non sia difficile aggirare le leggi per costituire e operare con una cooperativa falsa, come per chiunque voglia fare il furbo nel nostro Paese. Purtroppo lo Stato è assente e debole con i controlli e soprattutto in contesti quali la grande area romana non sono adeguati e efficaci. Abbiamo fatto attivare osservatori in tutte le prefetture per combattere il fenomeno della cooperazione spuria, però i risultati non sono stati soddisfacenti.

Qual è il processo ordinario attraverso cui una coop recluta uno stagista?

Non c’è un percorso specifico per le cooperative per ingaggiare uno stagista, ma valgono le norme generali. Il problema è che dovrebbe essere definito con maggior rigore il legame tra l’iter scolastico e la attività su cui poi si è impegnati durante lo stage.

È vero che molti dei ragazzi che lavorano per le cooperative provengono dal servizio civile? Avete una derivazione apposita – Federsolidarietà – che si occupa esclusivamente della gestione del Servizio Civile.

Mi pare una affermazione non corrispondente alla realtà. Gli addetti del sistema cooperativo sono oltre un milione e trecentomila mentre coloro che fanno servizio civile con le cooperative sono solo alcune migliaia. Come è possibile questa assimilazione? Certamente molti di coloro che fanno il servizio civile presso una cooperativa trovano poi occupazione stabile nella stessa e questo è un fatto positivo.

Circa i compiti di un tirocinante-tipo che viene ingaggiato da una cooperativa sociale, è frequente che si tratti di mansioni di basso profilo?

Il compito di uno stagista è quello di educarsi al lavoro come tale, alla vita di impresa sociale e di assimilare le attività specifiche della cooperativa. Circa le funzioni si deve sempre capire in quale campo si muove la cooperativa sociale. Certo in queste ci sono tanti compiti “di basso profilo” – e resta da definire cosa sia il basso profilo – ma non per questo denigrabili. Molti altri sono invece professionalizzanti.

Potrebbe chiarire la differenza tra cooperative di tipo A e di tipo B?

Le cooperative di tipo A svolgono attività di assistenza socio-sanitaria ai disabili, lavorano spesso con i minori e l’infanzia. Quelle di tipo B sono cooperative di lavoro che operano in tutti i settori ma nel loro esercizio fanno inserimento di persone con svantaggi di vario genere.

L’accesso ai fondi regionali è una possibilità di fatto aperta a tutte le cooperative? Oppure ce ne sono alcune più facilitate rispetto alle altre?

Ormai è arduo parlare di accesso ai fondi regionali per le cooperative così come per tutte le imprese. Non vi sono più particolari facilitazioni e sempre più si dovrà ricorrere alle risorse dei fondi comunitari attraverso i bandi emanati di volta in volta. Al presidente di Confcooperative la “Repubblica degli Stagisti” avrebbe voluto chiedere altre precisazioni. Come per esempio se ritengono accettabile che uno stagista reclutato da una cooperativa svolga mansioni da domestico, e dati sul numero esatto di stage attivati annualmente presso le cooperative di tipo sociale  e quelli aggiornati sul servizio civile, che sul sito di Federsolidarietà sono fermi al 2005.

Dopo svariati tentativi di approfondimento, le risposte sono arrivate tramite il suo vice, Giuseppe Sparvoli, e non certo sintomatiche di grande trasparenza: “Vi abbiamo già comunicato i dati in nostro possesso come organizzazione di rappresentanza. Possiamo solo rappresentarvi i comportamenti delle imprese cooperative nostre associate, rispettose delle leggi e delle regole comportamentali che derivano dai nostri vincoli statutari”.

Sulla storia di Marco, stagista domestico per il tramite di una cooperativa, la condanna di Confcooperative non è dunque arrivata.

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One Response to Stage truffa nelle cooperative sociali

  1. Francesco ha detto:

    Conosco questa realtà anche io ho fatto uno tirocinio, in teoria come aiuto facchino dentro un hotel ma poi in pratica venivo sempre utilizzato dalla titolare per lavorare come domestico, visto che si trattava di una gestione famigliari e la titolare vive in quella struttura, e poi spesso venivo preso e portato a lavorare direttamente a casa sua.. Ho dovuto verniciare anche le camere, e venivo pagato 400€uro mensili con soldi pubblici,.

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