Siria, la tragedia dei bambini rifugiati

L’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) ha intervistato decine di bambini in Giordania e Libano: in un documento di 60 pagine emerge il loro trauma. Sono almeno un milione e mezzo, spesso orfani, e non hanno accesso all’istruzione. Costretti a lavorare, hanno ferite psicologiche profonde.

In un articolo pubblicato su www.rassegna.it ci si occupa della situazione di questi bambini.

“I bambini siriani rifugiati stanno pagando un prezzo crudele alla guerra civile che ha messo in ginocchio il loro Paese.

E’ l’allarme dell’Onu, che in un rapporto ha raccolto le strazianti testimonianze di decine di bambini e ragazzi che hanno dovuto lasciare le loro case. Il documento, intitolato ‘Il futuro della
Siria: bambini rifugiati in crisi’, è il primo approfondito dell’Unhcr, l’agenzia per i rifugiati dellE Nazioni Unite, sulla componente infantile dei rifugiati dall’inizio del conflitto.

L’Unhcr ha intervistato decine di bambini rifugiati in Giordania e Libano e ha raccolto in un documento di 60 pagine il trauma dei giovani esuli di un conflitto che ha già ucciso oltre 120.000 persone.

‘E’ importante che il volto umano della crisi dei rifugiati non sia dimenticato’, ha avvertito uno degli autori del rapporto, Volker Turk (Unhcr). ‘E se si guarda a quello che i bambini devono affrontare, essi illustrano molto chiaramente quello che è questa crisi’.

A guardare i dati Onu, i bambini costituiscono circa la metà dei 2,2 milioni di siriani che hanno dovuto lasciare il loro Paese; ma i Paesi vicini ritengono che siano invece tre milioni le persone. Questo significherebbe che circa 1,5 milioni di bambini siriani vivono come rifugiati.

I bambini rappresentano anche circa la metà dei 6 milioni e mezzo di persone in fuga dalle loro case, ma che ancora rimangono in Siria. Secondo Turk, se si vuole trovare un parallelo nella storia degli ultimi trent’anni, la crisi siriana è paragonabile solo al genocidio del Ruanda.

Gli operatori dell’Unhcr hanno raccolto storie strazianti: ‘L’idea del caldo e calore legato a una casa non c’è più: hanno tantissime cicatrici psicologiche e traumi. Lo si vede nella loro insonnia, chiusura al mondo esterno, nella balbuzie, nel fatto che bagnano il letto di notte’.

Sono bambini che hanno spesso dovuto lasciare i loro padri in Siria, che a volte sono stati essi stessi torturati. Alcune cicatrici sono anche fisiche: in Libano nei primi mesi di quest’anno, sono stati curati 716 bambini per ferite di guerra, un migliaio addirittura quelli curati nell’enorme campo profughi di Zaatari, in Giordania.

Il massiccio afflusso di siriani ha portato allo stremo le risorse ricettive, di cibo, acqua e assistenza sanitarie nei Paesi ospitanti; e ha anche travolto il loro sistemi scolastici. In Libano per esempio, il numero di bambini siriani è pari ai 300.000 bambini libanesi che frequentano le scuole pubbliche; ma meno della metà di quelli siriani riceve un qualche tipo di istruzione”.

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