La disoccupazione fa invecchiare prima

Due studi scientifici sul Dna dimostrano il legame che esiste tra difficoltà occupazionali e invecchiamento precoce, con il declino delle capacità cognitive. In un articolo pubblicato su www.rassegna.it si esaminano i principali risultati di questi studi.

“La generazione della crisi rischia di invecchiare prima e di invecchiare peggio. Colpa della disoccupazione, del lavoro insicuro, precario e sottopagato, che secondo recenti studi scientifici, oltre a stress e depressione, causa anche un deperimento a livello del Dna e quindi un invecchiamento precoce.

Gli studi sul fenomeno sono due, uno pubblicato sulla rivista PlosOne da esperti dell’Imperial College di Londra e dell’Università di Oulu in Finlandia, e l’altro sul Journal of Epidemiology and Community Health da esperti dell’Università del Lussemburgo.

Il primo è basato su un campione di 5.600 individui il cui livello di invecchiamento è stato misurato attraverso un prelievo di sangue e lo studio del Dna. Gli esperti hanno incrociato i dati su un eventuale periodo di disoccupazione vissuto dai partecipanti con quelli sulla lunghezza del Dna dei ‘telomeri’ (i cappucci protettivi dei cromosomi) che quando si accorciano sono un segno di invecchiamento.

Lo studio, finanziato dal Wellcome Trust, ha scoperto che gli uomini che erano stati disoccupati per più di due dei tre anni precedenti avevano più del doppio delle probabilità di avere telomeri corti rispetto agli uomini con un lavoro regolare e continuativo. Il dato si è rivelato vero solo per i maschi, probabilmente per il basso tasso di occupazione delle donne coinvolte nello studio.

Leena Ala-Mursula, una delle autrici, commenta: ‘Molte ricerche hanno collegato fino a oggi la disoccupazione a lungo termine con la salute. Questa è la prima a mostrare un effetto a livello cellulare e a sollevare preoccupazioni sugli effetti a lungo termine della disoccupazione in età adulta. Mantenere il posto di lavoro dovrebbe essere una parte essenziale delle strategie di promozione della salute in generale’.

Nell’altra ricerca, su 12.000 persone da 11 paesi, è emerso che coloro che avevano fatto esperienza di un periodo di recessione nel proprio paese quando erano giovani o adulti di mezza età (gli anni in cui si è professionalmente attivi) mostravano un maggior declino cognitivo tra 50-74 anni rispetto ai coetanei che non avevano vissuto il buio della recessione, segno che i timori per un’economia fragile, per possibili problemi occupazionali gravano sulla salute psicofisica delle persone”.

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