I medici solo burocrati?

Secondo un sondaggio promosso da Cimo Asmd  i medici si sentono solo dei burocrati e non sono gratificati dalla professione che svolgono. Sono stati intervistati più di 6.000 medici. Dei risultati del sondaggio si discuterà nel congresso nazionale di Cimo Asmd, un sindacato di medici, che si terra dal 26 al 29 settembre a Roma.

Di quanto emerge dal sondaggio in questione riferisce un articolo pubblicato su www.ilsole24ore.com.

“L’indagine evidenza che il 73% dei medici intervistati ritiene che il suo lavoro sia solo un adempimento di natura legislativa e gestionale. Il 93% si sente equiparato ad un qualsiasi dirigente dell’amministrazione pubblica e 1 medico su 2 non si sente più gratificato dalla sua professione.

‘Esiste una questione medica ed è criminale non considerarla – afferma Riccardo Cassi, presidente Cimo Asmd -.

Chi lavora in ospedale o in un’altra struttura sanitaria pubblica e si prende cura della salute dei cittadini e li assiste nei momenti più critici dell’esistenza umana, non può sentirsi frustrato o relegato al ruolo di burocrate. Questo significa che si preferisce privilegiare l’aspetto dirigenziale rispetto a quello professionale. Il dirigente medico è stato progressivamente assimilato contrattualmente alla dirigenza statale, tendenza fortemente voluta dalle Regioni.

Nella dirigenza si perde la peculiarità e la specificità delle professioni, creando una confusione di ruoli e competenze, una sovrapposizione di responsabilità gestionali e professionali, un permanente conflitto tra chi fa cosa e chi ne risponde, il tutto acuito dall’assenza di una chiara normativa di riferimento nazionale’.

Il 52% dei medici intervistati pensa che la professione non corrisponde alle aspettative e l’82% sostiene che negli anni il lavoro non sia migliorato affatto. Di questa idea sono soprattutto i medici di sesso maschile e di età compresa tra i 40 e 50 anni.

Un altro dato significativo è quello che riguarda il rapporto medico paziente che il 63% giudica peggiorato. Tra gli intervistati più di 2.000 sostengono che il rapporto è peggiorato a causa della diffidenza dei pazienti verso i medici dovuto anche alle inefficienze organizzative delle strutture sanitarie; quasi mille medici (936) dichiarano che il rapporto medico paziente è peggiorato per i troppi oneri economici e per le complicazioni burocratiche; e 821 sono convinti che la causa dipenda dalle troppe campagne mediatiche in tema di malasanità.

‘Questi dati confermano quello che Cimo sostiene da anni – continua Cassi – la figura del medico è stata sempre più depauperata dei veri poteri e valori. Il medico deve essere l’unico responsabile delle cura e dell’assistenza al paziente non un manager con l’unico compito di stare nelle spese.

La verità è che l’aziendalizzazione ha fallito: la spesa sanitaria regionale ha continuato a crescere senza controllo, raggiungendo in alcune Regioni deficit elevati; l’entità del fondo sanitario nazionale ha continuato ad essere definita attraverso una trattativa Stato-Regioni piuttosto che sui costi effettivi dei bisogni della popolazione, e la modifica del titolo V della Costituzione ha impedito allo Stato di intervenire attivamente nei processi di riorganizzazione delle strutture e dei servizi sanitari regionali’.

Secondo Cino-Asmd ‘è giunto il momento di una riforma quater che corregga gli errori del passato, restituisca al medico il ruolo che gli compete e riporti l’atto medico al centro delle cure’”.

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