168 milioni i bambini sfruttati

Sono 168 milioni i bambini sfruttati nel mondo. Il loro numero si è ridotto di un terzo negli ultimi tredici anni. Lo afferma il nuovo rapporto dell’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro). Nel 2000 infatti erano 246 milioni. Il contrasto allo sfruttamento è sulla strada giusta, quindi, ma l’obiettivo dell’Onu, eliminare le forme peggiori entro il 2016, non sarà raggiunto.

In un articolo pubblicato su www.rassegna.it si esaminano i contenuti principali del rapporto.

“Il lavoro minorile si è ridotto di un terzo dal 2000 a oggi, passando da 246 milioni a 168 milioni di bambini sfruttati. Un calo che tuttavia non consentirà di raggiungere l’obiettivo fissato dall’Onu e condiviso dalla comunità internazionale: eliminare le peggiori forme entro il 2016.

E’ quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) pubblicato recentemente.

Cosa si intende per lavoro minorile? È quella forma di impiego che priva le bambine e i bambini della loro infanzia, del loro potenziale e della loro dignità, e che ne pregiudica lo sviluppo fisico e morale.

Si riferisce al lavoro svolto al di sotto dell’età minima legale di ammissione all’impiego, come stabilito dalla convenzione dell’Ilo sull’età minima (1973) e dalla convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile (1999).

‘La direzione è giusta, ma ci stiamo muovendo troppo lentamente. Se vogliamo veramente porre fine a questo flagello nel prossimo futuro, dobbiamo raddoppiare gli sforzi a tutti i livelli. Abbiamo 168 milioni di buone ragioni per farlo’. Così il direttore generale dell’Ilo, Guy Ryder, commenta i risultati.

Le ultime stime dell’organizzazione che fa capo alle Nazioni Unite, pubblicate alla vigilia della conferenza globale sul lavoro minorile che si terrà il mese prossimo a Brasilia, mostrano che i progressi più significativi si sono registrati tra il 2008 e il 2012 con un calo del numero globale da 215 milioni a 168 milioni.

Più della metà dei 168 milioni di bambine e bambini lavoratori nel mondo svolge lavori pericolosi che hanno conseguenze dirette sulla loro salute, sicurezza e sviluppo morale. Attualmente, sono 85 milioni i bimbi impiegati in mansioni pericolose, rispetto ai 171 milioni del 2000.

Il maggior numero in termini assoluti di bambini lavoratori si trova nell’area Asia-Pacifico (quasi 78 milioni), benché l’Africa sub-Sahariana continui a essere la regione con la più alta incidenza in rapporto alla percentuale della popolazione, oltre il 21%.

Il tasso di lavoro minorile si conferma più elevato nei paesi poveri, ma le zone a medio reddito hanno il maggior numero di bambini lavoratori. Il fenomeno tra le bambine è diminuito del 40% dal 2000, mentre quello dei bambini del 25%.

L’agricoltura rimane il settore in cui si trovano più minori coinvolti (98 milioni). Ma lo sfruttamento è rilevante anche nel settore dei servizi (54 milioni) e nell’industria (12 milioni).

Tra il 2008 e il 2012, il lavoro minorile nella fascia d’età 5-17 è sceso in Asia, America Latina e Caraibi, e Africa sub-Sahariana. La regione Asia-Pacifico ha visto il calo più consistente, da 114 milioni nel 2008 a 78 milioni nel 2012. Il numero dei bambini lavoratori scende anche in Africa sub-Sahariana (di 6 milioni) e in misura più modesta anche in America Latina e Caraibi (1,6 milioni). In Medio Oriente e Nord Africa il numero di bambini lavoratori ammonta a 9,2 milioni.

Il dossier identifica una serie di misure che hanno determinato i progressi degli ultimi anni. Le scelte politiche di investimenti nell’istruzione e nella protezione sociale, in particolare, sembrano aver contribuito in maniera massiccia alla diminuzione del fenomeno. Altre azioni, come l’impegno diretto dei governi e l’aumento del numero delle ratifiche delle due Convenzioni Ilo sul lavoro minorile, con scelte politiche forti e quadri legislativi solidi, hanno fatto la differenza…”.

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