50 milioni di bambini non vanno a scuola per le guerre

Educazione in contesti di guerra: nel mondo circa 50 milioni di bambini non vanno a scuola perché colpiti dagli scontri o arruolati nei corpi armati. Questo e altri dati sono contenuti nel nuovo rapporto di Save the Children sull’impatto che i conflitti armati hanno sull’educazione, elaborato dall’organizzazione in collaborazione con l’“Education for All Global Monitoring Report” dell’Unesco ed ispirata dalla forza di Malala Yousafzai, la studentessa pakistana che ha pronunciato il suo primo discorso pubblico all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite,  alcuni giorni or sono, raccontando l’attacco subìto da un cecchino mentre andava a scuola lo scorso ottobre.

In un comunicato di Save the Children si riferisce del rapporto in questione.

“Sono circa 50 milioni i bambini tra i 6 e i 15 anni senza accesso all’educazione a causa dei conflitti che mettono in ginocchio i loro Paesi, di cui 28,5 milioni iscritti alle scuole elementari, oltre la metà bambine, e circa 20 milioni alle superiori.

Nel 2012, sono stati 3.600 gli attacchi di vario tipo per impedire ai bambini l’accesso all’educazione, tra i quali si contano violenze, bombardamenti di scuole, reclutamento dei minori in gruppi armati, torture e intimidazioni contro bambini e insegnanti sfociate in morti o ferimenti gravi.

Intanto continua a peggiorare la situazione in Siria, dove si concentra oltre il 70% dei 3.600 attacchi del 2012. Nei mesi passati, nel paese 3.900 scuole sono state distrutte, danneggiate o occupate per fini diversi da quelli educativi.

Nel Sud est asiatico e nell’Africa sub-sahariana la problematica della lontananza dai banchi investe soprattutto le bambine.

‘Quest’anno avrei dovuto finire la scuola media per poi iscrivermi alle superiori, per iniziare a disegnare il mio futuro ma no…il mio futuro è distrutto’, racconta Motassem dalla Siria, 13 anni.

‘Il giorno in cui vennero i ribelli, testimonia Salif dal Mali, 13 anni, attaccarono scuola. Andarono nella stanza del preside e distrussero tutto’.

Anche in alcuni Paesi del Sud America l’allarme è sempre acceso soprattutto per il reclutamento di ragazzi e ragazze nei corpi armati, come racconta Paula dalla Colombia, 15 anni: ‘I giovani del villaggio vengono avvicinati dai guerriglieri che voglio assoldarli, mia cugina è stato ingannata e da quattro mesi è con loro, non ricevo più sue notizie da un mese’.

‘In alcune delle aree più critiche del mondo, l’educazione è per i bambini l’unica possibilità per avere un futuro migliore’ dichiara Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia.

‘Gli attacchi per impedire loro di andare a scuola evidenziati nel nostro rapporto si traducono in un furto perpetrato del loro futuro, un saccheggio di opportunità che dovremmo invece offrirgli per scoprire e valorizzare il loro potenziale. Le scuole dovrebbero essere luoghi sicuri, non campi di battaglia dove i bambini sono vittime di crimini orrendi. Questo è un prezzo che i minori pagheranno per tutta la loro vita’.

‘Le guerre arrestano il progresso, ogni anno impediscono a milioni di bambini di sedere tra i banchi di scuola’ dichiara Pauline Rose, direttore del Global Monitoring Report. ‘La nostra analisi dimostra che i bambini allontanati dai sistemi educativi a causa delle guerre rischiano di essere dimenticati. Molti di loro non completeranno mai il ciclo di studi, e saranno segnati a vita, fisicamente e psicologicamente’.

Nonostante i drammatici numeri a livello mondiale sull’abbandono scolastico causato dai conflitti, resta scandalosamente bassa la quota di fondi destinati all’educazione nelle emergenze umanitarie, passando addirittura dal 2% del totale dei fondi umanitari in emergenza del 2011 all’1,4% del 2012, dunque ben al di sotto del 4% richiesto dalla comunità internazionale nel 2010.

Save the Children fa appello ai leader mondiali affinché proteggano con tutti i mezzi l’accesso alla scolarizzazione condannando ogni tipo di attacco all’educazione.

Va assolutamente proibito l’accesso e l’utilizzo delle scuole ai gruppi armati offrendo allo stesso tempo collaborazione alle scuole e alle comunità locali per l’adozione di misure che preservino le scuole quali luoghi di apprendimento, soprattutto in circostanze di conflitto.

L’organizzazione chiede inoltre di colmare l’incredibile vuoto di fondi aumentando la quota
destinata al comparto educativo, in modo da raggiungere progressivamente il 4% dei fondi globali destinati alle emergenze umanitarie”.

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