In 100.000 “schiavi” dei caporali

Le attività “sommerse” in agricoltura sono molto diffuse. Occupano 400.000 persone, il valore aggiunto è pari a circa 9 miliardi di euro. Inoltre 100.000 lavoratori sono sottoposti a forme di ricatto, sono schiavi quindi dei “caporali”. Questi dati sono contenuti in uno studio dell’osservatorio “Placido Rizzotto” della Flai-Cgil.

Di questo studio si occupa Francesco Prisco in un articolo pubblicato su www.ilsole24ore.com.

“Occupa circa 400.000 persone di cui 100.000 costretti a vivere sotto ricatto, ha un valore aggiunto stimabile intorno ai 9,1 miliardi e sottrae ogni anno allo Stato, in termini di evasione contributiva, qualcosa come 420 milioni l’anno.

È il ‘sommerso’ in agricoltura, meglio noto con il termine antico di caporalato, un fenomeno diffuso in tutta Italia, seppur attraverso forme molto diverse: le cosiddette piazze degli schiavi al Sud, le cooperative fittizie che procacciano impieghi stagionali al Centronord.

Un fenomeno finora mai indagato in profondità sul quale l’osservatorio ‘Placido Rizzotto’ di Flai Cgil ha elaborato uno studio molto dettagliato che è stato al centro del convegno ‘Un nuovo mercato del lavoro in agricoltura è possibile’, tenutosi presso il Teatro Ambra Jovinelli di Roma.

Uno studio di carattere economico che parte da un’analisi del tasso di irregolarità del lavoro per settore: in agricoltura siamo al 24,8% contro il 12,2% del totale delle attività.

Se a livello complessivo dal ‘99 al 2011 il tasso di irregolarità si è mantenuto tutto sommato costante (dal 13,2% al 12,2%) nel comparto agricolo si è assistito a un balzo in avanti di quattro punti percentuali (dal 20,2% a124,8%).

Il lavoro irregolare in agricoltura, secondo lo studio, ha un valore aggiunto di 9,1 miliardi e in termini percentuali offre un contributo (32,8%) sul valore aggiunto ai prezzi al produttore della branca di gran lunga superiore a quello di industria (12,4%) e servizi (20,9%).

La ricerca dell’osservatorio Flai quantifica poi circa 400.000 irregolari dell’agricoltura in tutta Italia, di cui circa 100.000 (prevalentemente stranieri) costretti a subire forme di ricatto lavorativo e a vivere in condizioni insostenibili.

Il caporalato agricolo, dunque, ha costo per le casse dello Stato in termini di evasione contributiva non inferiore a 420 milioni l’anno. Per non parlare della quota di reddito (circa -50% della retribuzione prevista dai contratti nazionali e provinciali di settore) sottratta dai caporali ai lavoratori che mediamente percepiscono un salario giornaliero che si attesta tra i 25 e i 30 euro, per una media di 10-12 ore di lavoro, tutto nell’illegalità o comunque nel sommerso parziale.

I caporali, però, impongono anche le proprie tasse giornaliere ai lavoratori: 5 euro per il trasporto, 3,50 euro per il pasto e 1,50 euro per ogni bottiglia d’acqua consumata.

Partendo da questo scenario allarmante, il segretario di Flai Stefania Crogi ieri ha lanciato una proposta: ‘Per il settore agricolo – ha detto – serve una riforma del collocamento che reintroduca sportelli pubblici Pensiamo ai Comuni, alle sedi dell’Inps e ai centri per l’impiego. E’ stato un bene, due anni fa, introdurre il reato di caporalato, adesso però – conclude la Crogi – tocca lavorare sulla prevenzione del fenomeno’”.

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