L’82% dei comuni a rischio idrogeologico

Nell’82% dei comuni italiani vi sono territori a rischio idrogeologico. Il problema delle frane e delle alluvioni è molto diffuso quindi. Lo sostiene Giorgio Zampetti, responsabile del dipartimento scientifico di Legambiente.

Delle dichiarazioni di Zampetti riferisce un comunicato dell’Adnkronos.

“Sono 6.633 i comuni italiani in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico, l’82% del totale. E non solo. Negli ultimi tre anni per riparare i danni abbiamo speso un milione di euro al giorno.

A fotografare la situazione all’Adnkronos è Giorgio Zampetti, responsabile dipartimento scientifico di Legambiente. L’Italia oggi, spiega Zampetti, ‘è un Paese in cui il problema delle frane e delle alluvioni è estremamente diffuso’.

Gli ultimi dati del ministero dell’Ambiente ‘ci dicono che l’82% dei comuni ha al suo interno zone ad elevato rischio idrogeologico e l’autunno appena trascorso ha richiamato con forza l’urgenza ad intervenire. Negli ultimi 4 anni, infatti, nei mesi di ottobre e novembre abbiamo assistito a frane alluvioni che hanno devastato il territorio’.

Una situazione, dunque, da affrontare con urgenza.

A questa emergenza, però, sottolinea Zampetti, ‘manca ancora oggi una risposta efficace della politica ossia degli interventi di prevenzione e mitigazione del rischio per mettere a sistema una serie di misure prima che ci si trovi ad affrontare il danno’.

In particolare, ‘negli ultimi tre anni Legambiente ha stimato che abbiamo speso un milione di euro al giorno soltanto per ripagare le prime spese del dopo emergenza e quindi solo una parte di tutti i danni’. Le misure e le risorse da mettere in campo ‘sono tante ma ci devono essere’.

Per Zampetti, non bisogna dimenticare che ‘intervenire sul rischio in questi termini vuol dire creare occupazione, riqualificare i territori e un nuovo sviluppo. Non è un fondo perso ma necessario per la messa in sicurezza e per lo sviluppo del territorio’.

La priorità riguarda ‘l’intervento nelle zone maggiormente colpite. Oggi – spiega il responsabile dipartimento scientifico di Legambiente – con i cambiamenti climatici in atto abbiamo alcune zone che annualmente vengono colpite da questo problema, pensiamo alla Toscana, alla Liguria e allo Stretto di Messina’.

Partendo da questo però ‘è tutto il territorio che va gestito perché abbiamo un cambiamento climatico in atto e un libro bianco della Comunità europea del 2009 che chiede di mettere in campo una politica di adattamento ai cambiamenti climatici che non sia soltanto di intervento dove è urgente ma che sia una politica su tutto il territorio’”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: