Dietro le sbarre: i problemi di sempre

Nell’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, denominato “Senza dignità”, viene presa in esame la situazione delle carceri italiane nel 2012. I problemi sono molti e sono quelli di sempre.

In un comunicato dell’agenzia Dire (www.dire.it) sono analizzati i contenuti del rapporto.

“E’ stato un anno difficile, il 2012, per le carceri italiane.

Il sovraffollamento che tocca livelli record in Europa, i fondi per il lavoro dei detenuti che non ci sono, il ddl sulle misure alternative tanto voluto dal ministro Severino che, passato alla Camera, non è ancora riuscito a entrare nell’agenda del Senato.

La situazione degli istituti di pena italiani è sintetizzata dal titolo dell’ultimo rapporto di Antigone, che fornisce i dati più recenti: ‘Senza dignità’.

A fine ottobre erano 66.685 i detenuti: in larga parte uomini, giovani, per quasi due terzi italiani. Tra i condannati, oltre il 60 per cento aveva un residuo di pena inferiore a 3 anni. Le persone in custodia cautelare erano invece 26.804. Siamo il paese più sovraffollato d’Europa: ogni cento posti nelle celle italiane sono stipati 142 detenuti, quando la media Ue è di 99,6.

Lo scorso febbraio, proprio per contrastare questi numeri, è stata innalzata dai dodici mesi iniziali (legge n. 199 del 2010) a diciotto il tempo di pena residuo da scontare ai domiciliari. Complessivamente sono stati 8.267 i detenuti che ne hanno beneficiato.

Ma l’associazione Antigone, che fa il punto sulla situazione, placa eventuali entusiasmi. Il numero, che a prima vista può sembrare importante, non va messo in relazione con il numero dei detenuti presenti, ma con quello delle persone scarcerate dall’entrata in vigore della legge, quindi oltre 140.000. Senza contare che 20 mesi dopo l’entrata in vigore della legge, una parte di quanti ne hanno usufruito sarebbe fuori comunque.

Dunque, poca cosa. Sono restati sullo stesso livello anche i suicidi in carcere. Nel 2011 erano stati 63, quest’anno al 18 dicembre si era arrivati a 60. Un tasso di quasi venti volte superiore a quello registrato nella società.

Approvato dalla Camera, il testo di legge sulle misure alternative prevede la reclusione domiciliare come alternativa al carcere e l’introduzione della ‘messa alla prova’ già testata nel sistema penale per i minorenni. Funzionerebbe così: gli interessati sono valutati da un giudice, per loro si stabilisce un piano di reinserimento sociale, il processo si ferma e il condannato, se è riuscito a superare la messa alla prova, viene restituito alla società.

Con 348 sì, 57 no e 21 astensioni il testo è passato al vaglio della Camera, ma e’ attualmente arenato al Senato. Il Guardasigilli, però, solo qualche giorno fa ha ribadito l’importanza della legge e si è detta determinata a farla approvare prima di fine legislatura (n.p.: ciò non è avvenuto).

Meno di un detenuto su cinque svolge attività lavorativa in carcere. Nel primo semestre del 2012 hanno lavorato 13.278 detenuti: è la percentuale più bassa dal 1991. Ancora una volta i numeri sono di Antigone, che parla di un calo del 71% dei fondi per le mercedi, passati dagli 11 milioni del 2010 ai 3.168.177 euro del 2012. Nella maggior parte dei casi le buste paga dei detenuti non superano i 30 euro mensili.

La ‘legge Smuraglia’, che prevede benefici fiscali e contributivi per le imprese che assumono detenuti o svolgono attività formative nei loro confronti, ha visto esaurirsi il budget 2011 prima ancora della fine dell’anno e le aziende hanno dovuto rinunciare, in tutto o in parte, agli sgravi, vedendosi spesso costrette a terminare il rapporto di lavoro.

Ma il nuovo anno sembra portare buone nuove: la legge di Stabilità, ora in approvazione al Parlamento, contiene infatti un innalzamento dei fondi, come promesso dal ministro Severino in più occasioni.

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