75.000 firme contro i caccia F-35

Giovedì 12 luglio si è conclusa a Roma la seconda fase della campagna “Taglia le ali alle armi”, contro i caccia F-35, promossa da Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della Pace. Sono state consegnate le 75.000 firme raccolte a sostegno della petizione contro l’acquisto da parte del Governo italiano dei caccia F-35. Si sono mobilitate per la raccolta delle firme 650 associazioni e oltre 50 Enti Locali (tra Regioni, Province e Comuni).

Per conoscere le iniziative e i contenuti della campagna citata è stato realizzato un sito web che è opportuno visitare, www.disarmo.org.

Cosa sostengono i promotori della campagna “Taglia le ali alle armi”?

Si può leggere nel sito citato:

“Mentre con le manovre di bilancio del 2011-2012, per pareggiare i conti dello Stato, si chiedono forti sacrifici agli italiani con tagli agli enti locali, alla sanità, alle pensioni, all’istruzione, il Governo mantiene l’intenzione di procedere all’acquisto dei cacciabombardieri d’attacco F-35 ‘Joint Strike Fighter’.

Il nuovo annuncio del ministro Di Paola di riduzione a 90 esemplari non significa nulla: nessun contratto è ancora stato firmato e possiamo quindi fermare completamente questo acquisto…

Quello del caccia F-35 è un programma che ad oggi ci è costato già 2,7 miliardi di euro e ne costerà – in caso di acquisto di 131 aerei – almeno altri 15 solo per l’acquisto dei velivoli, che potrebbero scendere a 10 miliardi con una riduzione a 90…

Complessivamente arriveremo arrivando ad un impatto tra i 15 e i 20 miliardi nei prossimi anni. Senza contare il mantenimento successivo di tali velivoli…

Con i 15 miliardi che si potrebbero risparmiare cancellando l’acquisizione degli F-35 si potrebbero fare molte cose: ad esempio costruire 2.000 nuovi asili nido pubblici, mettere in sicurezza le oltre 10.000 scuole pubbliche che non rispettano la legge 626 e le normative antincendio, garantire un’indennità di disoccupazione di 700 euro per sei mesi ai lavoratori parasubordinati che perdono il posto di lavoro”.

La campagna in questione è stata anche presa in esame in un articolo pubblicato su www.eilmensile.it, nel quale si può leggere fra l’altro:

“Ideologie a parte, comunque, la campagna in questione ha avuto negli ultimi mesi il merito di far conoscere ai cittadini anche alcuni aspetti più ‘oggettivi’ che stanno dietro l’acquisto degli F-35.

Problemi tecnici che, forse, sarebbe necessario considerare dal momento che farebbero lievitare ulteriormente il prezzo d’acquisto dei velivoli.

Si tratta di quei difetti che sono stati segnalati da un rapporto della Corte dei conti statunitense (il Gao) sul programma F-35 Joint Strike Fighter. Rapporto che risale al 20 marzo scorso ma di cui si è preferito parlare molto poco in Italia, al contrario di altri Paesi che, invece, hanno cominciato a manifestare dubbi sulla opportunità di procedere nell’acquisto.
Grazie a ‘Taglia le ali alle armi’, dunque, l’opinione pubblica italiana ha avuto la possibilità di capire meglio negli ultimi mesi cosa realmente ci sia dietro al progetto del caccia F-35.

Capire, e probabilmente iniziare a considerare tale acquisto come un grave spreco di denaro pubblico a sostegno delle spese militari che, a dir della Difesa, avrebbero subito al contrario dei tagli…”,

La campagna “Taglia le ali alle armi” è ampiamente condivisibile e spero che la richiesta di non procedere all’acquisto dei caccia F-35 sia accolta. La “spending review” dovrebbe essere contraddistinta soprattutto, se non esclusivamente, dall’eliminazione dei molti sprechi che caratterizzano la spesa pubblica italiana. E a me sembra che l’eventuale acquisto di quei caccia rappresenterebbe un vero e proprio spreco di risorse pubbliche. Non penso però che la richiesta di non acquistare i caccia possa essere facilmente accolta, anche perché non credo a quanto sostenuto nell’articolo pubblicato su www.eilmensile.it “la campagna in questione ha avuto negli ultimi mesi il merito di far conoscere ai cittadini anche alcuni aspetti più ‘oggettivi’ che stanno dietro l’acquisto degli F-35”. In realtà i cittadini non sono stati informati a sufficienza sulle problematiche inerenti i caccia, e non per responsabilità dei promotori della campagna esaminata, a causa della scarsa attenzione attribuita dai mass media a tali problematiche.

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