In Francia il governo intende abolire la prostituzione

Il nuovo ministro francese dei diritti delle donne Najat Vallaud-Belkacem, poco dopo essere nominata, ha avanzato una proposta che sta facendo discutere molto: l’abolizione della prostituzione. Le dichiarazioni del ministro sono state esplicite. “La questione non è di sapere se vogliamo abolire la prostituzione, essendo la risposta in questo caso ovviamente positiva, ma piuttosto di sapere con quali mezzi metteremo in opera questo piano”. Il mio obiettivo, e quello di tutto il partito socialista, è quello di sradicare la compravendita di sesso. Non sono ingenua e so che sarà un cantiere lungo e difficile, ma sono comunque intenzionata a percorrerlo”.

Le reazioni alla proposta del ministro sono state contrastanti.

Il mondo delle associazioni è diviso tra chi è totalmente a favore e chi, invece, si oppone totalmente ad una legge abolizionista.

Luciana Coluccello in un articolo pubblicato su www.eilmensile.it ha intervistato Agnés, una militante dell’associazione francese “Bois de Boulogne” che tutela gli interessi prostitute francesi.

Ecco la risposta ad una domanda contenuta in questa intervista.

Come valuta la proposta del ministro Vallaud-Belkacem?

Poco intelligente. Vorrei fare prima di tutto un discorso oggettivo. Non ci sono soltanto le prostitute che sono costrette, ma anche quelle che, per un motivo o per un altro, scelgono di fare o hanno scelto di fare questo lavoro molti anni fa. Soffermiamoci su queste ultime. Secondo quanto ha detto il ministro, queste persone dovrebbero essere aiutate a reintrodursi nella società, a trovare un lavoro. Ma mi spiegate come fa a trovare lavoro una donna di 45 anni che per20 ha fatto solo la prostituta? Cosa scriverà questa donna nel suo curriculum? L’introduzione del reato di prostituzione spingerebbe quindi questo mestiere verso una clandestinità ancora maggiore di quella che già c’è, con sempre meno garanzie di sicurezza personale. Perché lo sappiamo tutti: non basta dire che è un reato prostituirsi perché la prostituzione scompaia.

Luciana Coluccello ha anche intervistato Maria Pia Covre, fondatrice del Comitato per i diritti civili delle prostitute in Italia.

Non le sembra strano che una proposta del genere arrivi proprio da un governo socialista?

Assolutamente sì. Ma teniamo conto che i politici che fanno questo tipo di proposte sono quasi sempre donne che hanno un background culturale femminista e pensano di essere intelligenti nell’abolire la prostituzione perché aboliscono una schiavitù. In realtà non si rendono conto che ci sono anche i casi in cui la prostituzione è una libera scelta. In quei casi deve essere paragonata ad un vero lavoro per far lavorare in modo decente e dignitoso le persone, altrimenti sono proprio loro a renderle schiave. Chi fa questo tipo di proposte, quindi, è solo qualcuno che ha poco potere e che ha bisogno di “fare sensazione” per farsi strada in un mondo politico che è ancora abbastanza chiuso alle donne.

Da dove viene l’abolizionismo?

Si tratta di un fenomeno che nasce in epoca napoleonica per abolire i bordelli, le case chiuse, poiché le donne che vi lavoravano erano molto discriminate ed emarginate e vivevano in condizioni sanitarie pessime. Effettivamente in quel periodo, ma anche in altri periodi successivi, abolire queste case significava liberare le donne. Oggi però liberare le donne significa anche lasciarle libere di decidere del loro destino. Libertà delle donne significa anche che se io sono maggiorenne e consenziente e voglio fare dei servizi sessuali come lavoro nessuno me lo deve impedire. E questo vale anche per gli uomini. L’autodeterminismo di una donna è una delle cose più belle che il femminismo ci abbia mai insegnato.

L’articolo si conclude con il parere di Ernestine Ronai, vicepresidente dell’associazione Le Nid, che si dice proprio “a favore dell’abolizione del commercio del corpo”.

È un cantiere per il quale è necessario disporre di strumenti legali e di mezzi finanziari. Bisogna penalizzare i clienti, lottare contro le reti criminali, accompagnare le prostitute e facilitare il loro inserimento nella società”. Abolire la prostituzione in quanto mestiere, quindi, poiché essa è spesso legato a organizzazioni mafiose.

La questione dell’abolizione della prostituzione è indubbiamente complessa. I pareri, come evidenziato nell’articolo a cui ho fatto riferimento, possono essere diversi, anzi opposti. A me sembra che anche se si accettasse la proposta di abolirla, essa sarebbe di difficile attuazione. E comunque la presa di posizione del nuovo ministro del governo Hollande mi sembra più che altro propagandistica, mentre la problematica meriterebbe delle valutazioni più attente e meno legate ad una proposta che mi sembra inoltre piuttosto affrettata e tutt’altro che ben articolata.

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