Gli italiani e la crisi economica. Che fanno? Si arrangiano…

Come reagiscono gli italiani alla crisi economica? Tenta di rispondere a questa domanda una ricerca realizzata dal Censis su “La crisi della sovranità”. Gli strumenti utilizzati sono principalmente due: un diverso ruolo della famiglia e un aumento dei risparmi. I principali contenuti di questa ricerca sono analizzati in un articolo pubblicato su www.figliefamiglia.it.

“Il Censis lo chiama ‘assestamento delle micro-sovranità’: è il modo in cui gli italiani reagiscono alla crisi economica e si organizzano per affrontarla con i minori danni possibili.

Puntando sulla famiglia, che però assume modelli molto diversi da quello ritenuto ‘standard’; riducendo i consumi e favorendo i risparmi, in primo luogo quelli energetici; ricorrendo a tutele sanitarie private visti gli aumenti delle prestazioni pubbliche …

‘Di fronte al venir meno della tradizionale sovranità statuale e al progressivo scivolamento verso l’eterodirezione, con la cessione di porzioni di sovranità agli organismi sovranazionali e ai mercati finanziari internazionali, entra in gioco lo spirito adattativo degli italiani – sottolinea il Censis –

In un ciclo declinante della spesa pubblica e di recessione economica, gli italiani provano a difendersi, mettendo a punto meccanismi di gestione dei propri bisogni’.

A partire dalla famiglia, considerata ‘la dimensione più diffusa di esercizio di micro-sovranità’ pur con ‘una rinegoziazione di modelli e ruoli che ha la sua prima manifestazione nell’aumento delle nuove forme di famiglia’.

In effetti, quelle composte da single, monogenitori, nuclei ricostituiti, unioni libere sono il 28% del totale e coinvolgono 12 milioni di persone, il 20% della popolazione, mentre il modello standard della famiglia tradizionale, le coppie coniugate con figli, rappresenta ormai solo il 36% delle famiglie.

Ma, in ogni caso, ‘si assiste a una specializzazione della capacità delle famiglie di farsi strumento di sostegno’.

Sia nel ‘gestire quasi integralmente il peso della non autosufficienza dei membri più fragili’, sia nell’assicurare ‘solidarietà intergenerazionale, consentendo ai figli di mitigare gli effetti della progressiva riduzione delle opportunità per i giovani di trovare lavoro’.

Un altro adattamento degli italiani alla crisi economica è quello che il Censis definisce ‘arbitraggio nei consumi’ segnalando che ‘è in atto una revisione dell’approccio al consumo, con strategie di razionalizzazione delle spese, ricerca di sconti e offerte speciali, riduzione degli spostamenti in auto o moto’.

Per far fronte alla minore capacità di spesa, il 97% delle famiglie italiane riduce gli sprechi e il 95% rinuncia all’acquisto di cose nuove secondo quanto imporrebbe una certa idea di consumismo.

Fino ad arrivare a una ‘riduzione del desiderio di beni materiali’ che e’ persino ‘indipendente dalla disponibilità economica e forse – osserva il Censis – è l’effetto non previsto della crisi’.

Accanto alla riduzione dei consumi, vi è il contenimento della spesa energetica, testimoniato ad esempio dall’aumento degli impianti fotovoltaici.

Quanto alle spese sanitarie, sempre meno coperte dalla sanità pubblica, si affrontano anche ricorrendo a fondi e assicurazioni sanitarie private, considerati ‘strumenti protettivi autorganizzati’, soprattutto da parte dei ceti con maggiore disponibilità economica…”.

Come spesso avviene nelle ricerche promosse dal Censis, il linguaggio utilizzato è piuttosto criptico. In questo caso utilizzano termini quali la micro-sovranità, lo spirito adattivo. Forse si tratta solamente della vecchia arte di arrangiarsi degli italiani, considerata come uno dei tratti essenziali del nostro popolo. E che potrebbero fare di diverso gli italiani di fronte ad una crisi economica così forte, che sembra essere sempre di più determinata e governata da poteri sovranazionali e nei confronti dei quali le stesse autorità di governo del nostro paese hanno limitate capacità di influenza?

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