Come contrastare l’obiezione di coscienza per l’interruzione di gravidanza

L’Aied e l’Associazione Coscioni hanno inviato a tutti i Presidenti e agli assessori alla sanità delle Regioni un documento sulle soluzioni da adottare per garantire la piena efficienza del servizio pubblico relativo all’ interruzione volontaria della gravidanza come previsto dalla legge. Infatti in seguito ai numerosi operatori che praticano l’obiezione di coscienza, soprattutto in alcune regioni italiane, le donne che intendono interrompere volontariamente le loro gravidanze incontrano notevoli difficoltà.

Questo è il testo della lettera:

“In Italia, a fronte del frequente esercizio del diritto all’obiezione di coscienza da parte dei medici, sempre meno è garantito quello delle donne ad interrompere la gravidanza nei tempi e nelle modalità previste dalla legge 194.

I dati ufficiali sulle percentuali di medici obiettori e sulla difficoltà degli enti ospedalieri a garantire il servizio di interruzione di gravidanza sono chiari e a questo disservizio va posto con urgenza rimedio.

Pertanto a seguito dei dati emersi dall’ultima relazione al Parlamento sull’applicazione della legge
194/78, con la presente

premesso che la legge 194/78 prevede:

– che il personale sanitario ed esercente le attività ausiliare può sollevare obiezione di coscienza ex art. 9 nei limiti da questo stabilito

– che l’obiezione di coscienza non possa essere sollevata quando le circostanze del caso concreto siano urgenti e non consentano rinvii (art. 9 comma 5)

– che le Regioni devono garantire l’attuazione della legge (art. 9 comma 4)

rilevato altresì che:

– pacifica giurisprudenza amministrativa (da ultimo Tar Puglia n.289/10) ritiene ammissibile la possibilità di limitare l’accesso alle strutture consultoriali da parte di specialisti obiettori, quando tale previsione trovi fondamento nei principi di ragionevolezza e proporzionalità e sia finalizzata a garantire il necessario contemperamento tra le diverse istanze coinvolte nel procedimento abortivo

ritenuto che:

– il decreto legislativo 216/2003 art. 3 comma 3 prevede che nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza e purché la finalità sia legittima, non costituiscono atti di discriminazione le differenze di trattamento riconducibili a motivazioni inerenti religione, convinzioni personali, handicap, età e orientamento sessuale, ma giustificate dal fatto che tali caratteristiche personali influiscono sull’espletamento dell’attività lavorativa, in quanto costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento della stessa

invitiamo

gli organi competenti ad emanare atti che, in forza delle responsabilità riconosciute alle Regioni stesse, prevedano con effetto vincolante per tutte le strutture che applicano le interruzioni volontarie delle gravidanze:

– bandi finalizzati all’assegnazione delle ore previste per l’interruzione volontaria di gravidanza a medici non obiettori

– albi regionali pubblici di medici che abbiano sollevato obiezione di coscienza

– possibilità per le strutture ospedaliere che forniscono il servizio di interruzione volontaria di gravidanza  di avvalersi di medici ‘gettonati’ per sopperire alle carenze di medici non obiettori
laddove non si riesca a garantire un equilibrato bilanciamento fra i medici strutturati obiettori e non obiettori

Confidando che nell’interesse alla corretta applicazione della L.194/78 e nel rispetto dei diritti di tutti i soggetti coinvolti, sia dato sollecito adempimento alla presente come da presupposti normativi citati e vincolanti per le regioni, restiamo in attesa di riscontro”.

Filomena Gallo
Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la Libertà della ricerca scientifica

Mario Puiatti
Presidente nazionale Aied – Associazione Italiana per l’Educazione Demografica

Come rilevato in un articolo pubblicato su www.quotidianosanita.it, di fatto le proposte dell’associazione Luca Coscioni e dell’Aied sono cinque: creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza, elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza, concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di Ivg, utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori, deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di Ivg sono scoperti.

Il segretario dell’associazione Coscioni e il presidente dell’Aied hanno dichiarato, in occasione della presentazione di queste cinque proposte: “Oggi abbiamo inviato a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni un documento sulle soluzioni da adottare per garantire la piena efficienza del servizio pubblico di Ivg come previsto dalla legge. Siamo altresì pronti a monitorare con attenzione l’applicazione corretta della legge e, se necessario, a denunciare per interruzione di pubblico servizio chi non ottempera a quanto prevede la legge”.

Io sono d’accordo con tutte le proposte contenute nella lettera inviata ai Presidenti e agli assessori alla sanità delle Regioni. Spero che esse siano attuate. Temo che, in diverse regioni, il segretario dell’associazione Coscioni e il presidente dell’Aied saranno costretti a fare quello che hanno ipotizzato al termine della loro dichiarazione e cioè “denunciare per interruzione di pubblico servizio chi non ottempera a quanto prevede la legge”.

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