L’infelicità degli italiani. Come ridurla?

Secondo un sondaggio condotto da Ipsos Public Affairs e presentato al festival della Felicità di Urbino, circa il 51% degli italiani si dichiarerebbe “infelice”. Considerato che nel 2011 la percentuale degli “infelici” era ferma al 28%, si può quindi notare una netta relazione con l’aggravarsi della crisi.

Di questo sondaggio si occupa un articolo pubblicato su www.articolotre.com:

“La crisi economica sta colpendo duramente il nostro Paese, al punto che la ‘felicità’ e la spensieratezza tipica degli italiani avrebbe subito un colpo terribile.

Secondo una recente indagine di Ipsos Public Affairs resa nota nella giornata di apertura del festival della Felicità di Urbino, circa il 51% degli italiani si riterrebbe ‘infelice’.

Già di per sè sarebbe una percentuale preoccupante ma se si pensa che nel 2011 gli italiani che ammettevano di essere infelici erano meno del 28% si può facilmente notare come la crisi economica abbia rappresentato un vero e proprio moltiplicatore di insicurezza e paura per tutti gli italiani…

Il 43% degli italiani, dati alla mano, considera il suo livello di felicità tutto sommato positivo; negli ultimi 12 anni tuttavia la percentuale di felicità personale sarebbe diminuita del 5% (dal 61% al 56%), e rispetto al 14% di depressi del 2011 la categoria sarebbe salita alla percentuale di guardia del 38%.

Indicativamente circa il 46% degli intervistati si sarebbe detta convinta che sarebbe più felice se avesse a disposizione più denaro, mentre il desiderio di trascorrere più tempo in famiglia come via per la felicità sarebbe sceso dal 26 al 12% in un anno.

Il quadro offerto dall’indagine mostrerebbe comunque un’Italia intenta a reagire, anche se i cittadini di età compresa tra i 35 e i 44 anni sarebbero quelli più demoralizzati dalla crisi, e anche i più penalizzati”.

In un libro, recentemente pubblicato da “Il Mulino”, “ Economia delle felicità”, gli autori Bruno S. Frey e Claudia Frey Marti hanno inserito un decalogo, per evitare l’infelicità, che traduce in consigli pratici le scoperte empiriche da loro presi in considerazione, e tali consigli sono ordinati a partire dai meno importanti a quelli veramente decisivi. Eccoli, così come vengono riportati e commentati da Armando Massarenti in un articolo pubblicato nel supplemento domenicale de “Il Sole 24 ore”:

“Non preoccuparti se non sei un genio. L’intelligenza non rende più felici: essa innalza il livello delle aspettative e rende meno soddisfatti in generale.

Guadagna di più ma sino a un certo punto. Un reddito relativamente più alto fa aumentare la soddisfazione per la vita solo in misura ridotta e fino a un determinato punto.

Invecchia con grazia. Le persone più anziane sono in media più felici, a patto di non subìre un peggioramento delle condizioni di salute o una diminuzione del reddito.

Smetti di paragonare il tuo aspetto a quello degli altri. Mettersi a confronto con le fotomodelle o i divi del cinema non contribuisce alla felicità.

Sii religioso oppure credi in un altro sistema. Credere in qualcosa dà senso o scopo alla vita e riduce il senso di solitudine.

Aiuta il tuo prossimo. Il volontariato rende felici.

Non desiderare troppo. Avere aspettative più basse è un modo efficace per aumentare la soddisfazione nei confronti della propria vita.

Stringi delle amicizie e considerale preziose. Le relazioni sociali contribuiscono in modo essenziale alla soddisfazione per la vita.

Sposati. Il matrimonio dà sicurezza e fa aumentare il benessere, almeno nel breve periodo. D’altro canto il divorzio non rende infelici come si crede, perché nel giro di non molto si ritrova il vecchio equlibrio.

Sfrutta la meglio le tue caratteristiche genetiche. Per diventare più felici è utile sviluppare tratti del carattere e stili di vita che promuovano il benessere, ad esempio: ridurre il consumo di televisione e trascorrere più tempo con gli amici.

A sovrastare questi dieci comandamenti, alcuni dei quali ricordano i suggerimenti dei filosofi delle scuole antiche, stoici, scettici, epicurei, c’è una sorta di meta principio: non orientare in modo troppo deciso i tuoi pensieri e le tue azioni verso la felicità.

La felicità non deve essere il tuo scopo, ma il sottoprodotto di una vita vissuta nella massima pienezza possibile”.

I “dieci comandamenti” esposti nel libro citato sono tutti, a mio avviso, condivisibili e molto utili. Ricollegandomi al sondaggio sintetizzato all’inizio, e scherzando un po’, secondo me occorrerebbe aggiungere almeno un undicesimo comandamento: fare in modo che la Merkel prima possibile non guidi più il governo tedesco. Ciò rappresenterebbe la condizione necessaria, sebbene non sufficiente, affinchè almeno in Europa si adottasse una politica economica, non basata esclusivamente su un eccessivo rigore fiscale, che preveda interventi efficaci per favorire la crescita. In questo modo si contribuirebbe a rendere meno infelici gli italiani, la cui maggiore infelicità sembra essere dovuta principalmente a motivi economici, in seguito all’aggravarsi della crisi.

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