Troppi farmaci ai bambini

58 bambini su 100 assumono almeno un farmaco l’anno. Il 76% delle prescrizioni al Sud, il 48% riguarda antibiotici, il 26% antiasmatici. Tra i bambini di 1 anno, 7 su 10 sono stati trattati con antibiotici. Questi dati sono contenuti nel rapporto “Arno bambini”, realizzato dal Cineca (Consorzio interuniversitario Bologna). Il presidente della Sip (società italiana di pediatria) Alberto Ugazio ha dichiarato: “L’uso esteso di antibiotici è alla base delle resistenze batteriche che stanno letteralmente bruciando i medicinali sui quali un tempo potevamo far conto per il trattamento di un gran numero di malattie infettive”.

I principali contenuti del rapporto citato si possono conoscere leggendo un articolo pubblicato su www.superabile.it.

Cosi inizia l’articolo in questione:

“Almeno un farmaco l’anno per 58 bambini su 100: è ‘pioggia’ di prescrizioni farmacologiche in età prescolare, con notevoli differenze tra Nord (46%) e Sud (76%).

Trattati soprattutto i maschietti sotto l’anno di età (69% contro il 65% femmine). Ad ogni bambino si prescrivono mediamente 2,7 confezioni di medicinali (senza contare i farmaci da automedicazione).

Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto ‘Arno bambini’, realizzato dal Cineca (Consorzio interuniversitario Bologna), presentati agli specialisti riuniti a Roma per il 68° congresso nazionale della Società Italiana di Pediatria.

Secondo l’analisi in testa ci sono gli antibiotici, ma il maggior aumento riguarda gli antiasmatici.

Il 96% delle prescrizioni riguarda tre classi di farmaci: antibiotici (48%,) antiasmatici (26%) e corticosteroidi (8,6%), con un picco nella fascia d’età di un anno: quasi 7 su 10 sono stati trattati con un antibiotici (66,2%) e più di 4 su 10 con antiasmatici (42,2%).

Se si considera il trend degli ultimi dieci anni si nota una leggera diminuzione degli antibiotici e una crescita degli antiasmatici passati dal 22,1 al 25,5%, spiegabile con la crescita esponenziale delle malattie respiratorie e allergiche”.

In occasione della presentazione del rapporto sono state rilasciate alcune dichiarazioni.

“L’uso esteso di antibiotici – ha spiegato il presidente della Sip, Alberto Ugazio è alla base delle resistenze batteriche che stanno letteralmente bruciando, i medicinali sui quali un tempo potevamo far conto per il trattamento di un gran numero di malattie infettive.

Rispetto al primo rapporto di tredici anni fa, cresce l’uso di antisecretivi (antiH2 e PPI), utilizzati nella pratica pediatrica per i sintomi del reflusso gastroesofageo, il cui incremento negli ultimi dieci anni è stato di oltre 2 volte e mezzo passando dal 2 al 6 per mille”.

Marisa Del Rosa del Cineca ha aggiunto “Probabilmente gioca un ruolo l’ansia dei genitori esercitata sul curante, visto che i sintomi della malattia da reflusso troverebbero una risoluzione spontanea entro il primo anno di vita.

Gli stili di vita frenetici sono molto probabilmente la causa dell’uso improprio di antidiarroici, in genere utilizzati per le infezioni intestinali, frequenti in età prescolare, per cui basterebbero soluzioni reidratanti.

Gli antidiarroici rispondono al bisogno delle famiglie di velocizzare il rientro del bambino al nido o alla materna.

Per quanto riguarda la spesa media pro capite, va segnalata una riduzione grazie al maggior uso degli equivalenti che oggi coprono il 42% della spesa farmaceutica totale, con punte massime per gli antibiotici (77%). Per ogni bambino si spendono in farmaci in media 36 euro l’anno contro i 39 euro di 13 anni fa”.

L’unico dato positivo, considerando le notevoli difficoltà che contraddistinguono il bilancio pubblico italiano, è rappresentato dalla riduzione della spesa media pro capite. Non è certo positivo, invece, il consistente aumento dei farmaci prescritti ai bambini in età prescolare. Particolarmente preoccupante mi sembra la crescita dell’uso di antibiotici. La Sip ha fatto più che bene quindi a presentare quel rapporto. Ma i pediatri italiani dovrebbero andare oltre. Se considerano eccessivo – del resto le parole del loro presidente sono piuttosto chiare a tale proposito – soprattutto il consumo di determinati farmaci, dovrebbero porsi il problema di come  loro stessi devono comportarsi per contenere, quanto meno, la diffusione di quel fenomeno. E’ vero che giocano un ruolo importante anche le pressioni dei genitori. Ma quei farmaci vengono generalmente prescritti dai pediatri, in misura minore da altri medici. La Sip pertanto, a mio giudizio, dovrebbe invitare, ancora di più di quanto non abbia fatto fino ad ora, i propri iscritti a ridurre le prescrizioni dei farmaci in questione.

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