Oltre 10.000 i cervelli in fuga

31 maggio 2012

E’ stata presentata a Roma una ricerca denominata “Giovani professionisti in movimento”, realizzata dal centro studi del Forum nazionale dei giovani in collaborazione con il Cnel.  10.584 giovani dal 1997 al 2010 si sono trasferiti per motivi di lavoro in altri paesi europei. Si è trattato generalmente di lavoratori altamente qualificati. Numerosi sono stati anche i lavoratori che si sono trasferiti in Italia ma, in questo secondo caso, la loro qualificazione è medio-bassa.

In un comunicato emesso dall’agenzia Ansa si riferisce dei contenuti principali della ricerca in questione:

“Sempre più medici, avvocati e architetti in fuga all’estero per trovare lavoro. Sono oltre 10.000 (10.584) i professionisti che tra il 1997 e il 2010 si sono trasferiti stabilmente in altri paesi europei, a partire dai 4.130 che vivono nel Regno Unito, i1.515 in Svizzera e i1.140 inGermania…

Dall’Italia si allontanano così lavoratori altamente qualificati come 2.640 medici, 1.327 insegnanti delle scuole superiori, 596 avvocati e 214 architetti, ma il Belpaese è anche in grado di attrarre professionisti dall’estero, tanto che il saldo tra gli arrivi e le partenze è positivo per circa mille unità.

Si trasferiscono in Italia soprattutto i professionisti rumeni (5.125 tra il 2007 e il 2010), seguiti a lunga distanza dagli spagnoli (1.306) e dai tedeschi (1.030). A contraddistinguerli però è una qualificazione medio-bassa e sono in larghissima parte infermieri (6.531 dei quali 2.154 non specializzati).

Il Forum dei giovani e il Cnel individuano alcuni ostacoli da rimuovere per la libera circolazione dei professionisti in Europa, a partire dal riconoscimento dei titoli fino all’omogeneità dei percorsi formativi.

I professionisti più agevolati nella mobilità Ue, secondo quanto emerge da una serie di interviste, sono i medici e gli architetti, incontrano maggiori difficoltà gli psicologi e i giornalisti, ma i problemi più seri riguardano i notai, i commercialisti, i consulenti del lavoro e gli avvocati.

Con una regolamentazione tra le più pesanti nei paesi industrializzati (secondo l’Ocse fanno peggio dell’Italia solo Slovenia, Turchia e Lussemburgo), il mondo delle professioni non é un ‘gioco da ragazzi’.

Tra gli oltre 2 milioni di iscritti agli ordini professionali, appena il 9,4% ha meno di 30 anni. In particolare, un notaio su due ha più di 50 anni e quasi tre medici su quattro sono over 45. Sono più giovani i giornalisti e gli avvocati: oltre il 60% ha meno di 45 anni”.

Il presidente del Cnel Antonio Marzano è intervenuto alla presentazione della ricerca.

Marzano ha tra l’altro dichiarato:

“Il peso della prolungata crisi economica è caduto sulle spalle non solo, ma soprattutto, dei giovani: tassi di disoccupazione più alti, ed una prospettiva che, per la prima volta, si presenta economicamente meno soddisfacente rispetto a quella delle generazioni giovanili precedenti, testimoniano questa realtà, spesso costituita da precarietà ed incertezza.

Da tutto ciò non sono esenti i giovani professionisti. Migliorarne le condizioni sotto il profilo dell’accesso alle professioni, della meritocrazia, che deve essere alla base del loro successo e delle garanzie di base per le fasi iniziali del loro rapporto di lavoro e della loro mobilità, sono forse i temi che chiedono più attenzione.

L’importanza delle professioni, e dei rispettivi ‘Ordini’, va analizzata anche al di là del contingente del dibattito sulla loro riforma.

Un aspetto centrale di questa riforma è quello del miglioramento della condizione dei giovani professionisti.

La conquista di una solida reputazione è il primo problema di ciascuno di essi. Questo tipo di reputazione non può essere assolta attraverso i soli rapporti di parentela con i professionisti già affermati: sarebbe una soluzione impropria, non inclusiva, privilegiata e non meritocratica”.

I risultati della ricerca sono senza dubbio interessanti, ma sarebbero stati ancor più interessanti se si fosse tentato di verificare quanti dei “cervelli in fuga” italiani sarebbero stati disponibili a rimanere nel nostro Paese, se si fossero presentate le condizioni necessarie. Io credo che molti, al limite dopo una breve esperienza all’estero, sarebbero stati più che disponibili a svolgere le loro attività lavorative in Italia. Negli ultimi anni soprattutto, le difficoltà dei giovani “cervelli” italiani nella ricerca di un lavoro nel nostro Paese sono decisamente aumentate e molti di coloro che sono emigrati all’estero sono stati costretti a farlo.


Disegno di legge sulla corruzione, salvi Penati e Berlusconi?

29 maggio 2012

Le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera dei Deputati hanno recentemente approvato l’emendamento del governo al disegno di legge sulla corruzione. Da ieri il disegno di legge in questione è passato all’esame dell’aula. Una delle principali novità dell’emendamento riguarda la suddivisione del reato di concussione in due reati distinti. Se anche questa parte del disegno di legge sulla corruzione fosse approvata dalla Camera e , successivamente, dal Senato, ad esempio, il reato di concussione contestato a Filippo Penati, ex vicepresidente del consiglio regionale lombardo, autosospesosi dal Pd, per il caso delle aree Falck, verrebbe prescritto. Comunque, non solo per quel motivo, questa novità relativa al reato di concussione è stata oggetto di notevoli e numerose critiche, anche perché inciderebbe sul processo Ruby, migliorando la posizione di Silvio Berlusconi.

L’ “oggetto del contendere” è ben spiegato in un articolo di Donatella Stasio pubblicato su www.ilsole24ore.com:

“Forse non sarà un ‘terremoto’, ma lo ‘spacchettamento’ della concussione in due reati distinti non sarà indolore.

La mediazione della Severino avrà ricadute sui processi in corso e su quelli futuri, anche se più limitate rispetto a quelle derivanti da altre proposte della maggioranza.

Prima ricaduta: la prescrizione più breve.

La ‘concussione per induzione’, trasformata in ‘indebita induzione a dare o promettere utilità’, si prescriverà più rapidamente perché ne è stata ridotta la pena, che passa da 4-12 anni a 3-8 anni: oggi il reato si estingue in 12 (massimo 15) anni, con la riforma si estinguerà in 8 (massimo 10) anni.

Risulterebbe quindi già prescritto, confermano dalla Procura di Monza, il reato di concussione contestato a Filippo Penati (ex vicepresidente della Lombardia autosospesosi dal Pd) per il caso delle aree Falk: il reato risale al 2002 per cui risulterebbe prescritto nel 2012, cioè adesso (nel 2017 con le norme vigenti).

Penati continuerebbe a rispondere degli altri due reati, corruzione e finanziamento illecito ai partiti, ma non più di concussione. A meno che, in aula, governo e maggioranza decidano di portare la pena almeno a 10 anni, come peraltro prevedeva un emendamento di Donatella Ferranti (Pd), ritirato ieri.

E come vorrebbe la logica, se è vero quanto affermato dal ministro Severino, e cioè che, dopo aver aumentato a 8 anni la pena della ‘corruzione propria’, bisognerebbe riequilibrare le pene di altri reati (più gravi), a cominciare dalla concussione.

Ma ieri non se ne è discusso. ‘Sarà oggetto di riflessione’, dice il ministro.

La concussione per induzione è l’unico reato per il quale è stata diminuita la pena. E quindi la prescrizione.

Che – va ricordato – non decorre da quando il reato è scoperto, ma da quando è stato commesso.

Tra i due momenti possono passare anche anni (vedi il caso Penati) perché corruzione e concussione – a differenza di una rapina – sono reati occulti e non permanenti.

Perciò Ocse e Europa ci chiedono di rivedere il sistema della prescrizione, indispensabile per arrivare a una sentenza senza la tagliola della prescrizione.

Ma ciò significherebbe rivedere la ex Cirielli e su questo c’è un veto del Pdl. Ecco perché il governo ha deciso di aumentare (un po’) alcune pene per aumentare (un po’) la prescrizione (che si calcola sul massimo della pena, aumentato di 1/4).

Unica eccezione la ‘concussione per induzione’. E poiché si tratta di una modifica ‘più favorevole’, si applicherà ai processi in corso. Che sono centinaia.

Tra quelli ‘eccellenti’ c’è anche il processo-Ruby, in cui Silvio Berlusconi è imputato di concussione e prostituzione minorile.

Qui il taglio della prescrizione è irrilevante, perché l’inchiesta è partita nel2010, a ridosso del fatto, la telefonata in Questura in cui Berlusconi sollecitò la liberazione di Ruby in quanto ‘nipote di Mubarak’.

Qui, però, entra in gioco la mutazione genetica della ‘concussione per induzione’, che nella riforma Severino (una mediazione tra proposte ben più ardite) sembra più figlia della corruzione (reato a condotta bilaterale) che della concussione.

Oggi il concusso non è punito, ma è ‘vittima’, tant’è che le sue parole fanno prova contro il concussore; con la riforma, invece, ‘l’indotto’ è punito, quindi è una sorta di concorrente nel reato e le sue parole avranno peso solo se riscontrate.

La Severino(e alcuni giuristi) garantiscono che c’è piena ‘continuità normativa’ tra il vecchio e il nuovo, ma nei processi in corso gli avvocati sosterranno il contrario.

E per sapere chi ha ragione, bisognerà aspettarela Cassazione, a sezioni unite. Cioè tra mille anni.

Certo è che il Pdl ha condiviso la modifica, e senza fiatare l’ha votata. Forse perché da qualche mese circola voce (un’intuizione? una certezza? un auspicio?) che Berlusconi sarà assolto dalla concussione o il reato sarà derubricato in abuso d’ufficio, quindi ‘è meglio non agitarsi troppo’.

La sentenza è attesa tra settembre e dicembre. Chissà se la riforma sarà già legge”.

La materia oggetto del disegno di legge sulla corruzione è oggettivamente molto complessa. E stabilire con precisione tutti gli effetti che si potranno produrre sui processi in corso non è facile. Ma quanto sostenuto da Donatella Stasio mi sembra più che credibile e quindi ritengo che sia opportuno che, per quanto concerne il modo di considerare il reato di concussione, si eviti di incidere sui processi in corso, sia su quello di Penati sia su quello di Berlusconi, per il caso Ruby. Capisco – o meglio in realtà non capisco… – che siamo abituati a leggi “ad personam” per quanto riguarda i reati penali, ma il governo in carica dovrebbe distinguersi nettamente dal governo precedente, a tale proposito, e così tutti i partiti che lo sostengono, in primo luogo il Pd. Pertanto è auspicabile che il testo definitivo del disegno di legge sulla corruzione, che dovrà essere approvato ovviamente da entrambi i rami del Parlamento, tenga conto delle critiche rivolte soprattutto al modo di considerare il reato di concussione, accogliendo anche le richieste di Ocse e Unione europea di rivedere il sistema della prescrizione.


L’infelicità degli italiani. Come ridurla?

27 maggio 2012

Secondo un sondaggio condotto da Ipsos Public Affairs e presentato al festival della Felicità di Urbino, circa il 51% degli italiani si dichiarerebbe “infelice”. Considerato che nel 2011 la percentuale degli “infelici” era ferma al 28%, si può quindi notare una netta relazione con l’aggravarsi della crisi.

Di questo sondaggio si occupa un articolo pubblicato su www.articolotre.com:

“La crisi economica sta colpendo duramente il nostro Paese, al punto che la ‘felicità’ e la spensieratezza tipica degli italiani avrebbe subito un colpo terribile.

Secondo una recente indagine di Ipsos Public Affairs resa nota nella giornata di apertura del festival della Felicità di Urbino, circa il 51% degli italiani si riterrebbe ‘infelice’.

Già di per sè sarebbe una percentuale preoccupante ma se si pensa che nel 2011 gli italiani che ammettevano di essere infelici erano meno del 28% si può facilmente notare come la crisi economica abbia rappresentato un vero e proprio moltiplicatore di insicurezza e paura per tutti gli italiani…

Il 43% degli italiani, dati alla mano, considera il suo livello di felicità tutto sommato positivo; negli ultimi 12 anni tuttavia la percentuale di felicità personale sarebbe diminuita del 5% (dal 61% al 56%), e rispetto al 14% di depressi del 2011 la categoria sarebbe salita alla percentuale di guardia del 38%.

Indicativamente circa il 46% degli intervistati si sarebbe detta convinta che sarebbe più felice se avesse a disposizione più denaro, mentre il desiderio di trascorrere più tempo in famiglia come via per la felicità sarebbe sceso dal 26 al 12% in un anno.

Il quadro offerto dall’indagine mostrerebbe comunque un’Italia intenta a reagire, anche se i cittadini di età compresa tra i 35 e i 44 anni sarebbero quelli più demoralizzati dalla crisi, e anche i più penalizzati”.

In un libro, recentemente pubblicato da “Il Mulino”, “ Economia delle felicità”, gli autori Bruno S. Frey e Claudia Frey Marti hanno inserito un decalogo, per evitare l’infelicità, che traduce in consigli pratici le scoperte empiriche da loro presi in considerazione, e tali consigli sono ordinati a partire dai meno importanti a quelli veramente decisivi. Eccoli, così come vengono riportati e commentati da Armando Massarenti in un articolo pubblicato nel supplemento domenicale de “Il Sole 24 ore”:

“Non preoccuparti se non sei un genio. L’intelligenza non rende più felici: essa innalza il livello delle aspettative e rende meno soddisfatti in generale.

Guadagna di più ma sino a un certo punto. Un reddito relativamente più alto fa aumentare la soddisfazione per la vita solo in misura ridotta e fino a un determinato punto.

Invecchia con grazia. Le persone più anziane sono in media più felici, a patto di non subìre un peggioramento delle condizioni di salute o una diminuzione del reddito.

Smetti di paragonare il tuo aspetto a quello degli altri. Mettersi a confronto con le fotomodelle o i divi del cinema non contribuisce alla felicità.

Sii religioso oppure credi in un altro sistema. Credere in qualcosa dà senso o scopo alla vita e riduce il senso di solitudine.

Aiuta il tuo prossimo. Il volontariato rende felici.

Non desiderare troppo. Avere aspettative più basse è un modo efficace per aumentare la soddisfazione nei confronti della propria vita.

Stringi delle amicizie e considerale preziose. Le relazioni sociali contribuiscono in modo essenziale alla soddisfazione per la vita.

Sposati. Il matrimonio dà sicurezza e fa aumentare il benessere, almeno nel breve periodo. D’altro canto il divorzio non rende infelici come si crede, perché nel giro di non molto si ritrova il vecchio equlibrio.

Sfrutta la meglio le tue caratteristiche genetiche. Per diventare più felici è utile sviluppare tratti del carattere e stili di vita che promuovano il benessere, ad esempio: ridurre il consumo di televisione e trascorrere più tempo con gli amici.

A sovrastare questi dieci comandamenti, alcuni dei quali ricordano i suggerimenti dei filosofi delle scuole antiche, stoici, scettici, epicurei, c’è una sorta di meta principio: non orientare in modo troppo deciso i tuoi pensieri e le tue azioni verso la felicità.

La felicità non deve essere il tuo scopo, ma il sottoprodotto di una vita vissuta nella massima pienezza possibile”.

I “dieci comandamenti” esposti nel libro citato sono tutti, a mio avviso, condivisibili e molto utili. Ricollegandomi al sondaggio sintetizzato all’inizio, e scherzando un po’, secondo me occorrerebbe aggiungere almeno un undicesimo comandamento: fare in modo che la Merkel prima possibile non guidi più il governo tedesco. Ciò rappresenterebbe la condizione necessaria, sebbene non sufficiente, affinchè almeno in Europa si adottasse una politica economica, non basata esclusivamente su un eccessivo rigore fiscale, che preveda interventi efficaci per favorire la crescita. In questo modo si contribuirebbe a rendere meno infelici gli italiani, la cui maggiore infelicità sembra essere dovuta principalmente a motivi economici, in seguito all’aggravarsi della crisi.


Amnesty International critica l’Italia per i diritti umani

25 maggio 2012

E’ stato presentato a Roma il rapporto 2012 di Amnesty International, relativamente alla situazione dei diritti umani nei vari paesi. Una parte del rapporto è dedicata anche all’Italia: sono stati presi in considerazione i diritti dei migranti.

Cosa si sostiene nel rapporto di Amnesty International a proposito dell’Italia? Se ne occupa un articolo di Enrico Tata pubblicato su www.corrierenazionale.it:

“Il problema dei diritti umani, secondo Amnesty, riguarda anche il nostro Paese, almeno per quanto riguarda i diritti dei migranti.

In un clima europeo che vede l’affermarsi sempre crescente di una certa retorica xenofoba, la risposta italiana ai fenomeni migratori causati dalle rivolte nel nord Africa, non sarebbe stata sufficiente.

Una risposta umanitaria, secondo gli esponenti di Amnesty, conferisce primaria importanza alla vita umana, protegge i civili, lascia aperte le frontiere.

L’Italia aveva i mezzi per fare tutto questo ed invece ha guidato l’Europa in un politica di chiusura e di respingimenti. Nel Mar Mediterraneo hanno perso la vita almeno 1.500 persone ed in alcuni casi questo è potuto succedere per casi di omissione di soccorso.

Una sentenza europea, una ‘pietra miliare’ per Amnesty, sostiene che la nostra politica dei respingimenti è illegale, perché è illegale mandare degli esseri umani in un Paese dove rischiano torture e la morte.

In questo senso gli accordi tecnici che hanno reso possibili tali respingimenti devono essere cancellati perché assolutamente illegali.

Proprio per questi motivi Amnesty International ha chiesto a Monti un gesto di forte discontinuità rispetto al governo precedente.

Infatti alla vigilia della visita in Libia del 21 Gennaio, Amnesty ha chiesto al presidente del Consiglio Mario Monti di prendere in considerazione una serie di raccomandazioni relative alla situazione dei diritti umani in Libia e alla tutela dei diritti umani dei migranti e di richiedenti asilo.

Amnesty International ha richiesto al governo italiano di desistere dal condurre qualsiasi operazione di respingimento e assicurare che ogni forma di cooperazione sia trasparente e subordinata all’impegno delle due parti di rispettare appieno i diritti umani dei richiedenti asilo, rifugiati e migranti”.

Quanto sostenuto da Amnesty International a proposito del comportamento dell’Italia riguardo ai respingimenti dei migranti è più che condivisibile. E’ auspicabile quindi che, effettivamente, il governo Monti attui una politica, per quanto concerne i respingimenti, opposta a quella portata avanti dal precedente governo e che, pertanto, i migranti non vengono più inviati in paesi dove rischiano di essere torturati o addirittura di morire.


Francesca Morvillo e gli agenti delle scorte

24 maggio 2012

Ieri è stato il 20° anniversario della strage di Capaci e il prossimo 19 luglio sarà il 20° anniversario della strage di via D’Amelio. L’attenzione nei confronti di entrambe le stragi è rivolta prevalentemente all’assassinio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E ciò, per vari motivi, è più che comprensibile. Ma non dovrebbero essere dimenticati gli altri assassini, quello di Francesca Morvillo, moglie di Falcone, e degli agenti delle scorte che, nel caso della strage di Capaci, furono Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, e nel caso della strage di via D’Amelio, furono Emanela Loi, Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli. E’ emblematico il fatto che su Wikipedia vi siano solo le biografie degli agenti di polizia assassinati in seguito alla strage di Capaci, mentre per la strage di via D’Amelio, sempre su Wikipedia, c’è solamente la biografia di Emanuela Loi.

Rinviando, per gli agenti delle scorte, a quanto viene scritto relativamente alla loro biografia a quanto viene scritto su Wikipedia o su altre fonti informative, intendo occuparmi in questo post della biografia di Francesca Morvillo.

A proposito di Francesca Morvillo su Wikipedia si può leggere:

“Francesca Laura Morvillo (Palermo, 14 dicembre 1945 – Palermo, 23 maggio 1992) è stata un magistrato italiano.

Nata a Palermo il 14 dicembre 1945, il 26 giugno 1967 si laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Palermo…

Come il padre Guido, sostituto procuratore a Palermo e il fratello Alfredo poi, decide di entrare in magistratura. Nel corso della carriera ricopre le funzioni di giudice del tribunale di Agrigento, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo, di Consigliere della Corte d’Appello di Palermo e di componente della Commissione per il concorso di accesso in magistratura…

Nel 1979, dopo un primo matrimonio conclusosi con la separazione, Francesca Morvillo conobbe Giovanni Falcone, all’epoca giudice istruttore presso il tribunale di Palermo; si sposarono con una cerimonia civile nel maggio 1986.

Il 23 maggio 1992, intorno alle 18, sull’autostrada A29 Palermo-Trapani, nei pressi dello svincolo di Capaci, una carica di500 chilogrammi di tritolo fa saltare in aria le tre macchine che accompagnavano Giovanni Falcone e sua moglie di ritorno da Roma.

Francesca Morvillo, ancora viva dopo l’esplosione, viene trasportata prima all’ospedale Cervello e poi trasferita al Civico, nel reparto di neurochirurgia, dove però muore intorno alle23 acausa della gravi lesioni interne riportate”.

Nel sito www.ilprofumodellaliberta.it è inserito un ricordo di Francesca Morvillo, scritto da Maria Teresa Ambrosini, avvocato generale pressola Procura della Corte di Appello di Palermo, dove si può leggere, fra l’altro:

“L’avevo conosciuta nell’estate del 1996: allora ero uditore alla Procura presso il Tribunale di Palermo, e Guido Morvillo, sostituto presso quella Procura, volle che incontrassi Francesca, sua figlia, studentessa universitaria al penultimo anno di giurisprudenza. Desiderava che le parlassi dell’esperienza del mio ingresso in questa professione appena aperta alle donne perché auspicava che Francesca abbracciasse la sua stessa attività…

Francesca non lo deluse: laureatasi l’anno successivo, partecipò nel marzo del 1968, appena ventiduenne (era nata il 14 dicembre 1945), al concorso per uditore giudiziario che superò brillantemente, e fu nominata con decreto del gennaio 1970…

La incontrai nuovamente nel febbraio del 1972 allorquando, dopo un anno circa di permanenza presso la sezione penale del Tribunale di Agrigento, venne trasferita alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo, in quello stesso Tribunale ove anch’io, negli stessi giorni, mi ero immessa quale giudice, a seguito della istituzione di autonoma pianta organica di quegli uffici giudiziari…

Ella interpretò le funzioni affidateLe guidata dal Suo innato trasporto verso i giovani. Questo sentimento Le consentì una comprensione più profonda della loro personalità, delle problematiche che li investivano e quindi della ricerca delle modalità più idonee per aiutarli a superare i periodi di crisi e delle risposte più adeguate alle azioni antisociali eventualmente poste in essere; ancora Le fece avvertire forte l’esigenza di restituire a ciascun minore la dignità che è propria di ogni essere umano…

Questo impegno Ella svolse con serenità ed equilibrio, con una professionalità sempre più forte e adeguata ai cambiamenti che si svolgevano nella società e nel diritto, con una preparazione giuridica approfondita e costantemente aggiornata, con la disponibilità al confronto con colleghi ed operatori, con quella umiltà che dovrebbe essere dote essenziale in un magistrato e, infine, con una dote, purtroppo molto poco diffusa: un profondo rispetto per i diritti degli altri, per la dignità che vedeva in ogni essere umano con cui entrava in contatto, dal più umile al più autorevole, dal più misero al più degno di considerazione…

Dopo oltre sedici anni, pur consapevole di lasciare un’attività che avrebbe rimpianto, per il peculiare legame che si era creato tra tutti coloro che erano coinvolti nei procedimenti minorili, connotati da frequenti momenti di confronto e di collaborazione, chiese e ottenne di essere trasferita alla Corte di Appello della nostra città, ove nel luglio 1988 prese possesso delle funzioni di Consigliere presso la terza sezione penale.

Essendo stata anch’io, quasi contemporaneamente, trasferita al Palazzo di Giustizia, ho continuato a lavorare accanto a lei, avendo così modo di constatare direttamente quali spazi sempre più vasti di stima e di considerazione essa si andava creando nel nuovo ambiente di lavoro, ove ben presto venne ritenuta uno dei magistrati con maggiore competenza nella materia penale, e di trovare conferma del suo stile di lavoro anche nello svolgimento delle funzioni giudicanti, specie nei processi impegnativi e delicati, dei quali fu relatore inappuntabile ed estensore ineccepibile delle sentenze.

Sono stata accanto a lei in quei momenti di tormento e di ansia che le venivano dal condividere la vita di Giovanni Falcone. Ma, per la riservatezza che la distingueva, mai faceva trasparire le sue angosce, le sue preoccupazioni: bisognava soffermarsi nella profondità dei suoi occhi, osservare attraverso il suo sguardo per superare il controllo delle sue emozioni, e così leggere nel suo animo. Infatti, solo nell’intimità del rapporto di amicizia lei si lasciava andare alla confidenza, e pur sempre con discrezione…

Dolce Francesca, indimenticabile compagna e amica, insostituibile collega e magistrato esemplare, strappata così crudelmente ai tuoi cari e a questa vita, che il tuo supremo sacrificio – culmine delle tue qualità morali, che rende perenne il ricordo di te e ti ha aperto le porte per una vita migliore, eterna, accompagnata dalle preghiere dei tuoi familiari e di quanti hanno conforto nella fede – non venga vanificato dall’indifferente svolgere delle vicende quotidiane, ma ci valga da monito e da impegno a rendere a te e a Giovanni quella giustizia terrena per la quale avete immolato la vostra esistenza”.

Il ricordo di Maria Teresa Ambrosino è veramente molto bello. Pertanto aggiungo solamente che esso dimostra ulteriormente quanto insensate e tragiche siano state le due stragi. Anche per questo dovrebbe essere fatta piena luce sui veri motivi alla base di queste stragi e sui veri mandanti. Purtroppo nutro dei dubbi, credo fondati, relativamente al fatto che questo possa mai avvenire.


Un miliardo di persone colpite dalle malattie tropicali neglette

21 maggio 2012

Un miliardo di persone sono colpite dalle cosiddette malattie tropicali neglette, così definite perché, colpevolmente, sono dimenticate. Di tali malattie si è occupato il ministro della Salute Renato Balduzzi, intervenuto all’assemblea generale dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Balduzzi ha anche rilevato che tali malattie si stanno diffondendo in Europa.

Innanzitutto che cosa sono le malattie tropicali neglette? Ecco cosa si scrive, a proposito di queste malattie, nel sito www.sightsavers.it:

“Le malattie tropicali neglette vengono definite ‘neglette’, e quindi dimenticate, proprio perchè colpiscono le persone più povere e vulnerabili del pianeta: coloro che vivono in zone rurali remote, baraccopoli urbane e zone di conflitto.

Si tratta di malattie che sono state in gran parte debellate nei paesi industrializzati, ma rappresentano una delle ragioni cruciali per cui le persone nei paesi in via di sviluppo non possono sfuggire alla povertà, in particolare nelle comunità rurali dell’Africa.

In totale sono 13 infezioni parassitarie o batteriche, che colpiscono un sesto della popolazione mondiale. Altri due miliardi di persone sono a rischio”.

Cosa ha sostenuto nel suo intervento all’assemblea generale dell’Oms il ministro Balduzzi? Così si riferisce in un articolo pubblicato su www.sanitailsole24ore.com:

“Colpiscono un miliardo di persone, sono endemiche in 149 paesi e la globalizzazione le sta ‘importando’ anche in Europa.

Sono le malattie tropicali neglette di cui, secondo il ministro della Salute, Renato Balduzzi – a Ginevra per partecipare alla 65° assemblea generale dell’ Oms – bisognerà al più presto occuparsi.

Il ministro è intervenuto nella sessione Oms dedicata alla malattie tropicali neglette, come la dengue, la malattia del sonno, la lebbra, la bilharziosi, l’oncocercosi, conosciuta anche come cecità fluviale, altamente debilitanti e che provocano disabilità, spesso molto trascurate, che colpiscono milioni di persone nella zone più povere del mondo, con gravi problemi sanitari e conseguenze deleterie per lo sviluppo di intere popolazioni.

Balduzzi ha spiegato che il futuro deve vederci impegnati per far in modo che queste malattie ‘non siano più neglette’.

L’attenzione del ministro italiano è stata puntata in particolare su alcune malattie diffuse anche in Europa, a causa della globalizzazione, e che provocano problemi alla salute pubblica soprattutto nelle regioni del sud dell’Europa, come testimoniano i casi di chikungunya in Italia nel 2007 e quelli di dengue in Francia e in Croazia nel 2010.

I casi di dengue registrati in Francia e in Croazia sono stati i primi osservati dopo l’epidemia di dengue in Grecia tra il 1927 e il 1928.

E’ dunque venuto, secondo il ministro Balduzzi, ‘il momento di proporre un vero e proprio appello all’Europa affinché tutti lavorino insieme: la prevenzione è sempre preferibile alla lotta successiva’…”.

Ma delle malattie tropicali negletti sui mass media ci si occupa pochissimo. Lo ha rilevato Msf (Medici senza frontiere) nel corso della presentazione del proprio rapporto 2011, avvenuta a Roma il 15 maggio scorso. Questo si può leggere, a tale proposito, in un comunicato emesso dall’agenzia Adnkronos Salute:

“Per il rapporto 2011, presentato oggi a Roma, l’associazione ha posto l’attenzione su due fronti: le crisi sanitarie, cioè malnutrizione in Somalia, Hiv/Aids e le malattie tropicali neglette, e le crisi umanitarie in Costa d’Avorio, Sudan e Sud Sudan, Bahrein, Repubblica democratica del Congo.

Ebbene, dall’indagine dell’Osservatorio di Pavia, che ha analizzato lo spazio dedicato in un anno dalle edizioni serali – prime time dei Tg Rai, Mediaset e La7, nel 2011 i telegiornali hanno dedicato circa il 10% del totale dei servizi a contesti di crisi, a conflitti ed emergenze umanitarie e sanitarie…

Nel 2011 – rivela l’ottavo rapporto Msf – sono stati solo 5 i servizi dedicati al Congo (Rdc), 10 alla Costa d’Avorio, 14 quelli sull’Hiv/Aids.

Le malattie tropicali neglette (leishmaniosi viscerale/kala-azar, malattia del sonno, Chagas e ulcera di Buruli), che falcidiano la popolazione dei paesi in via di sviluppo, sono talmente neglette che non se n’è parlato per nulla.

Volutamente ignorate, perché considerate malattie ‘degli altri’.

Di Tbc si è parlato essenzialmente per il caso scoppiato al Policlinico Gemelli di Roma, che ha conquistato aperture e titoloni, avendo come protagonista un’infermiera italiana, che lavorava in un ospedale italiano…”

Mi sembra particolarmente importante quanto sostenuto nel rapporto 2011 di Msf: il totale disinteresse dei mass media italiani nei confronti delle malattie tropicali neglette. E come si può pretendere un maggiore impegno dei paesi sviluppati, o cosiddetti sviluppati, delle istituzioni sanitarie internazionali, se i mass media trascurano completamente queste malattie? Io spero vivamente che tale situazione si modifichi almeno un poco. Forse dovremmo auspicare, perché ciò avvenga, che le malattie tropicali neglette si diffondano anche in Europa, come possibile? Sarebbe disarmante, ma è probabile che, purtroppo, l’unica speranza sia solo questa.


L’importanza di Giovanardi per sconfiggere l’omofobia

20 maggio 2012

Il 17 maggio è stata celebrata la giornata internazionale contro l’omofobia. Che sia necessario contrastare l’omofobia non c’è alcun dubbio. Che sia necessario combattere la paura e l’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (Lgbt), basata sul pregiudizio – così viene definita spesso l’omofobia -, non c’è alcun dubbio. Non è facile però individuare gli strumenti migliori per sconfiggere l’omofobia. Io credo che sia molto utile riportare le recenti dichiarazioni, chiaramente omofobe e ben note, dell’ex sottosegretario Carlo Giovanardi, perché più vengono diffuse e più, io credo, emerge con chiarezza quanto siano stupidi, e non solo stupidi, coloro che, oggettivamente, non possono che essere definiti omofobi. E Giovanardi, almeno in Italia, è il “leader” indiscusso degli omofobi. Ci vuole un certo coraggio a rileggere le dichiarazioni del Giovanardi ma, se ciò può risultare utile per combattere l’omofobia, si deve farlo comunque.

Inizio con riportate quanto scritto su www.cronacaettualita.blogosfere.it nell’articolo intitolato “Giovanardi choc: bacio tra donne come fare pipì in strada”:

“Scoppia il caso Giovanardi dopo che il senatore del Pdl ed ex sottosegretario nel corso di un’intervista a Radio24, ha dato sfogo a un’invettiva contro l’omosessualità.

Carlo Giovanardi ha parlato di ‘organi costruiti per ricevere e organi costruiti per espellere’ aggiungendo che ‘gli organi dell’uomo e della donna sono stati creati per certe determinate funzioni, e non è altrettanto naturale il rapporto tra due uomini o due donne’.

E ancora:

‘Se il ministro Fornero avesse inteso diversamente di insegnare che sono naturali anche i rapporti tra omosessuali avrebbe la rivolta del Parlamento’.

Il senatore non si è limitato a questa improvvisata lezione di anatomia, ma è andato oltre e alla domanda della conduttrice ‘Ma a lei, onorevole, che effetto farebbero due ragazze che si baciano alla stazione?’, Giovanardi ha replicato: ‘A lei che effetto fa se uno fa pipì? Se lo fa in bagno va bene, ma se uno fa la pipì per strada davanti a lei, può darle fastidio’.

‘Un bacio tra omosessuali è come fare pipì in strada’: questo è il Giovanardi pensiero, un commento che ha scatenato le ire del popolo gay”.

Giovanardi ha successivamente per chiarire ulteriormente il suo pensiero sull’argomento ha rilasciato un’intervista al programma televisivo “Le Iene”,di cui riferisce in un comunicato l’agenzia Dire www.dire.it:

“Carlo Giovanardi, se avesse una figlia omosessuale, l’amerebbe e la rispetterebbe. Il senatore Pdl, che ha ricordato come 20 anni fa per l’Oms l’omosessualità era una malattia ed ha anche ammesso che di fronte ad un bacio tra due uomini si sentirebbe a disagio, in una intervista rilasciata alle Iene, è tornato sulla polemica scatenata dalle dichiarazioni a lui attribuite a proposito di un confronto tra due donne che si baciano e chi fa la pipì per strada.

‘C’e’ sempre un contesto in cui certe cose sono naturali ed altre no e alla giornalista che incalzava gli ho detto: ‘Scusi, ma per lei, fare pipì è la cosa più naturale e normale del mondo. Probabilmente se uno lo fa davanti a lei le potrebbe dare fastidio’, ha risposto alla domanda se fossero vere o meno le sue parole.

Secondo Giovanardi il confine tra il vivere alla luce del sole la propria omosessualità e l’ostentazione ‘e’ quello della buona educazione’ mentre ‘due fidanzati che si baciano su una panchina del parco non danno fastidio a nessuno.

Ci sono cose normali e naturali che non danno fastidio a nessuno. Differenze tra coppie omosessuali e coppie etero? Dov’è che è diverso il discorso? La costituzione italiana, laica e repubblicana, fissa delle differenze. Per esempio che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio, fra un uomo e una donna.

Quando ci sarà una maggioranza di italiani che vorrà cambiarla io mi adeguerò. Sarò una minoranza, però non lo condivido’.

Inevitabile tornare sulla questione famiglia e sulla polemica scatenata da una pubblicità di Ikea in cui due uomini si tenevano per mano con lo slogan ‘Siamo aperti a tutte le famiglie’.

‘Se e’ una famiglia? No. Questo è un uomo che sta con un uomo ma secondo la nostra Costituzione famiglia è quell’altra, quella costruita con… io sono per la tolleranza per tutti, ci mancherebbe altro.

Siamo in un paese libero, e chi glielo vieta. Poi le aggiungo, se ostentatamente un uomo si mette a baciarsi con un uomo mi da un senso di disagio e di fastidio. E’ una mia reazione soggettiva che penso sia condivisa da milioni di italiani’.

Alla domanda se ‘l’amore tra due donne è meno rispetto all’amore tra un uomo e una donna’, il senatore dice: ‘Allora, c’è una natura che ha costruito il mondo sugli uomini e sulle donne perchè dall’incontro degli uomini e delle donne nascono i bambini.

Questa si chiama natura, e’ il diritto naturale.

Checchè se ne dica, se tutti fossero omosessuali, in una generazione il mondo e’ finito’.

Quindi per lei il modello giusto è quello della coppia uomo-donna: ‘Certo. E’ quello naturale; non è giusto, è quello naturale.

L’educatore insegna, come i dieci comandamenti, a non rubare, a non uccidere, danno delle regole di comportamento.

Possono succedere mille ragioni per le quali uno trasgredisce alla regola, ma però la regola c’è’.

Quindi se Giovanardi avesse una figlia omosessuale ‘l’avrei rispettata e amata. Dov’e’ il problema? Ma non è che vado a spiegare a mia figlia o ai miei figli a 7 anni ‘Guarda che tu, stai attento eh, perchè se tu sei il maschietto, non guardare le donne, il tuo compagno di banco, che è lì, guarda che può essere il tuo potenziale…no.

Ai bambini gli si insegna che gli uomini e le donne sono stati creati in maniera tale da generare dei figli…’.

Indicando un modello uomo-donna da seguire Giovanardi ammette che se un ragazzo si scopre omosessuale potrebbe sentirsi diverso: ‘In effetti è così Rispetto a questo tipo di progetto, che è il progetto naturale, matura un orientamento diverso’.

Continua il senatore: ‘Ho detto che l’eterosessualità è nella normalità del diritto naturale. Tutto lì. E che invece ci sono altri tipi di…voi sapete che c’e’ un noto politico che continua a smentirlo, ma fa il presidente di Regione…che difendeva l’amore tra gli adulti e i bambini, quella che si chiama pedofilia’.

‘Cosa c’entra la pedofilia, che è una malattia, con l’omosessualità?’

‘Ma scusi, anche questo…è una malattia, vede, se lei parla con dei pedofili, anche loro avrebbero qualche cosa da dire sul fatto che sia una malattia… Fino a 20 anni fa, dall’Oms l’omosessualità era considerata una malattia.

Il mondo e’ stato fatto in maniera tale che fino a pochi decenni fa chi maturava questo orientamento o veniva decapitato oppure veniva messo in prigione. Ora fortunatamente, li uccidono, no? Vanno in galera? No. Sono esattamente come gli altri. Certo che se noi non facciamo più figli…’.

Per quanto riguarda i diritti, ‘tutti hanno gli stessi diritti, ma ci mancherebbe altro. Scusi, c’è una Costituzione italiana che è scritta molto chiaramente.

Che discrimina anche il matrimonio rispetto a chi non vuole sposarsi. La società si e’ evoluta? Infatti – conclude Giovanardi – ma la natura va per milioni di anni. Non si cambiano in cinquant’anni i dati fondamentali su cui e’ costruito il rapporto fra un uomo e una donna in milioni di anni e chi pensa di poterlo fare è lui fuori posto’”.

Io non mi permetto di commentare il Giovanardi-pensiero, ci mancherebbe altro che osassi criticare il “leader” indiscusso degli omofobi italiani. Rimango dell’opinione, espressa all’inizio, che uno dei modi migliori per sconfiggere l’omofobia è proprio diffondere il Giovanardi-pensiero. Se non ci fosse Giovanardi, occorrrebbe inventarlo.Ce ne fossero molti altri come Giovanardi. L’omofobia non esisterebbe più…