Panella se ne va dall’Asl di Terni? Forse sì

Nelle idee-obiettivi per il programma che indicai quando ho presentato la mia candidatura a Sindaco di Orvieto vi era anche il potenziamento dell’ospedale di Orvieto. Tale obiettivo non è certo una novità. Molti, quanto meno a parole, lo hanno considerato e lo considerano come un obiettivo prioritario per la nostra città. Però, al di là delle chiacchiere, questo obiettivo non solo non è stato perseguito ma si è verificato il contrario, un vero depotenziamento, di cui riferirò poi.

Come avviene generalmente per tutti gli obiettivi, anche per quanto riguarda l’obiettivo in questione sono diversi gli strumenti che possono e devono essere utilizzati per ottenere, finalmente, il potenziamento dell’ospedale di Orvieto e, aggiungo, anche dei servizi sanitari territoriali presenti nel nostro territorio.

Uno degli strumenti è senza dubbio rappresentato dall’abbandono dell’incarico di direttore generale da parte di Vincenzo Panella che ormai da diversi anni ricopre quell’incarico nell’Asl di Terni e che  ovviamente è responsabile di quanto avviene e non avviene nel nostro ospedale. In realtà le responsabilità principali sono della Regione, ma i direttori generali sono i “longa manus” della Regione.

E poiché l’obiettivo del potenziamento dell’ospedale Panella non è riuscito a conseguirlo, e credo che anche lui volesse raggiungere l’obiettivo in questione, sarebbe stato necessario che Panella, già da tempo, avesse rassegnato le dimissioni.

Peraltro, sembra strano ma è così, un direttore generale nominato dalla Regione dell’Umbria a capo di una Asl è molto difficile che sia allontanato dal suo incarico, a meno che non abbia commesso atti particolarmente gravi, prevalentemente con un rilievo penale.

Quindi se si volesse effettivamente ottenere l’uscita dall’Asl di Vincenzo Panella la strada più semplice e più veloce sarebbe quella delle sue dimissioni. E io, conoscendo la notevole sensibilità di Panella e il suo notevole interesse nei confronti dei veri problemi sanitari del nostro territorio, non escludo che l’attuale direttore generale possa prendere la decisione di dimettersi. Io comunque lo invito a farlo.

Nel caso in cui però, per motivi che al momento mi sfuggono, Panella non potesse dimettersi autonomamente, sarebbe necessario ed utile che il presidente della Giunta regionale dell’Umbria Catiuscia Marini, l’assessore regionale alla Sanità Franco Tomassoni, il consigliere regionale di Orvieto Fausto Galanello, il presidente dell’associazione dei Comuni dell’Orvietano Massimo Tiracorrendo, il sindaco di Orvieto Antonio Concina – meglio tutti che solo una parte di queste persone tanto per essere più tranquilli – invitassero Panella a dimettersi.

Se, nonostante gli inviti alle dimissioni di tutte queste persone che, ne sono sicuro, sarebbero più che disponibili a chiedere le dimissioni di Panella, solamente che fino ad ora, forse perché troppo impegnati, non ci hanno nemmeno pensato (peraltro sembra che Panella non sia più sostenuto da Rifondazione come avvenuto all’inizio nell’ambito dell’usuale lottizzazione tra i partiti che si verifica quando si nominano i direttori generali delle Asl umbre ma sia oggi – per i tagli draconiani alle spese effettuati da Panella a danno però della qualità e della quantità dei servizi erogati –  molto apprezzato dalla stessa Marini e dallo stesso Tomassoni i quali potrebbero pertanto destinarlo ad altro e più importante incarico), quindi se nonostante questi inviti Panella non potesse dimettersi, che cosa dovremmo fare?

Dovremmo aspettare, con pazienza, ma nemmeno troppa.

E perché? Tra una settimana  o poco più la Giunta regionale dell’Umbria dovrebbe varare il disegno di legge di riordino delle Asl umbre che, successivamente, passerà all’esame del Consiglio regionale.

Quale dovrebbe essere il nuovo assetto delle Asl umbre? Salvo ripensamenti dovrebbero rimanere le due aziende ospedaliere, Perugia e Terni, e due Asl. I nostri servizi sanitari sarebbero inseriti nella Asl che eserciterebbe le sue funzioni nel territorio composto dall’intera provincia di Terni e dalla zona che fa riferimento a Foligno e a Spoleto. La sede della nuova Asl che ci dovrebbe interessare sarebbe localizzata a Foligno.

E’ probabile che a questo punto Panella, pur potendo svolgere  la funzione di commissario che condurrà allo scioglimento dell’Asl di Terni, non diventi direttore generale della nuova Asl Terni-Foligno. Presumo infatti che già stiano “scaldando i muscoli” diversi esponenti politici e diversi “esperti” in campo sanitario residenti a Foligno o nelle vicinanze.

Quindi Panella non potrebbe più sovraintendere alla gestione dei servizi sanitari erogati nell’Orvietano e nemmeno quindi alla gestione dell’ospedale di Orvieto.

Potremmo cadere, però, dalla padella alla brace? Possibile ma non inevitabile.

Molto dipenderà dalla persona prescelta a dirigere la nuova Asl e da quanti ospedali ricadrebbero nella gestione di questa Asl.

Infatti, per quanto concerne il ruolo che potrebbe svolgere in futuro l’ospedale di Orvieto, esso potrebbe variare e di molto se si verificassero due ipotesi alternative: a) presenza degli ospedali di Foligno, di Spoleto, di Narni-Amelia (vi è il progetto di realizzare un unico ospedale che sostituisca quelli di Narni e di Amelia); b) presenza degli ospedali di Foligno, di Spoleto e di Orvieto.

E che fine farebbe, eventualmente dopo le prossime elezioni comunali che si terranno a maggio a Narni, l’ipotizzato ospedale di Narni-Amelia? Semplice, non verrebbe realizzato, soprattutto se fosse realmente attuato il progetto, timidamente avanzato per ora a Terni, di realizzare un nuovo ospedale provinciale, in una sede molto più idonea rispetto a quella dell’attuale ospedale di Terni, nel quale confluirebbero anche gli ospedali di Narni ed Amelia, progetto che dovrebbe essere apprezzato dall’intera comunità provinciale, sempre che l’obiettivo principale sia rappresentato dalla qualità dei servizi sanitari erogati.

Quale delle due ipotesi dovrebbe essere sostenuta dal consigliere regionale Fausto Galanello, dal presidente dell’associazione dei Comuni dell’Orvietano Massimo Tiracorrendo, dal sindaco di Orvieto Antonio Concina, dall’intero consiglio comunale di Orvieto, da tutti i consigli comunali dell’Orvietano, da tutti i cittadini residenti nell’Orvietano e da tutti i candidati a Sindaco di Orvieto?

 Mi sembra del tutto evidente. La seconda, contraddistinta appunto dalla realizzazione del nuovo ospedale di Terni. E questa richiesta potrebbe essere parte essenziale di quella “vertenza” che, a mio giudizio, si dovrebbe aprire nei confronti della Regione, per quanto concerne la sanità, ma non solo.

Prima di terminare non posso non citare alcuni esempi che dimostrano concretamente il progressivo depotenziamento dei servizi sanitari orvietani.

Sia nell’ospedale che nei servizi territoriali si continua a ridurre il personale soprattutto in seguito alla non sostituzione di quanti vanno in pensione (volontariamente o perché non ne possono più?). Ad esempio sono andati in pensione i primari di ortopedia, del pronto soccorso e di urologia, non sono stati sostituiti, non sono stati banditi i relativi concorsi e coloro che hanno la responsabilità di guidare quei reparti sono dei facenti funzione, per carità dei bravi professionisti, ma l’effetto finale di tale situazione è rappresentato da una riduzione del numero complessivo dei medici di quei reparti.

Sembra che la carenza di personale si avverta soprattutto nel reparto di pronto soccorso, fondamentale per ogni ospedale, e in radiologia, dove peraltro tra pochi mesi dovrebbe andare in pensione l’attuale primario. La stessa situazione si verifica anche per il personale infermieristico e poi per il personale che opera nei servizi territoriali.

Poi, oltre ad essere stato “tagliato” il personale, sono state ridotte drasticamente, ed eccessivamente, anche altre spese, ad esempio quelle per i materiali di consumo utilizzati.

In questo modo, tutti sono capaci di ridurre le spese in una Asl e quindi di farsi belli nei confronti della Regione per i “risparmi” conseguiti, ai danni però della salute dei cittadini.

Infatti tutti questi “risparmi” hanno delle conseguenze molto concrete, ad esempio l’allungamento delle liste di attesa per molte prestazioni sanitarie, per gli utenti esterni, tempi eccessivamente lunghi, in certi momenti e in certi giorni, per quanto riguarda l’espletamento di certe prestazioni all’interno dell’ospedale, in primo luogo nel pronto soccorso, ripeto servizio fondamentale per ogni ospedale, dove non ci dovrebbe essere assolutamente carenza di personale.

Concludo con una notazione che riguarda la Regione Umbria insieme a tutte le altre Regioni nessuna esclusa. E’ all’esame della Camera dei Deputati un disegno di legge sulla cosiddetta “governance” sanitaria. Con questo disegno di legge, più volte modificato, si introducono dei cambiamenti, molto timidi peraltro, relativamente ai criteri di nomina dei primari, di scelta dei manager di Asl e ospedali e in materia di autonomia e responsabilità dei medici. Tali cambiamenti tendono a ridurre, solo un poco per la verità, l’ampia discrezionalità di qui godono le Regioni e a privilegiare il merito e la trasparenza. Cosa hanno fatto le Regioni? Prima, nel parere da loro espresso, un no secco ai contenuti del disegno di legge. Ora una “pausa di riflessione”. I presidenti delle Regioni hanno deciso di fermarsi e di chiedere un “supplemento d’istruttoria” a tecnici e assessori. Quindi i presidenti delle Regioni non vogliono “mollare l’osso”. Proprio bravi! Brava anche la Marini!

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