Per l’assassinio di Borsellino si riuscirà ad individuare i rapporti tra mafia e politica?

Le nuove indagini, condotte dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, sulla strage di via D’Amelio, a Palermo, nella quale fu ucciso il magistrato Paolo Borsellino e la sua scorta, hanno portato ad altri quattro arresti, riguardanti il capomafia palermitano Salvatore Madonia, Vittorio Tutino e Salvatore Vitale, tutti già detenuti, e l’ex pentito Calogero Pulci.

In relazione a queste nuove indagini il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha detto: “Emerge la prospettiva di una strategia stragista che partendo dallo spartiacque dell’ omicidio Lima (marzo 1992) arriva fino alla mancata strage dell’ Olimpico (gennaio 1994). L’ azione mafiosa portata avanti era una sorta di estorsione nei confronti delle istituzioni, perché c’ era il pericolo di mutamenti politici non graditi”.

Il procuratore aggiunto di Caltanissetta Domenico Gozzo ha affermato: “E proprio in virtù dei contatti tra i boss e rappresentanti delle istituzioni, di cui il magistrato era venuto a conoscenza, l’ eliminazione di Paolo Borsellino fu anticipata rispetto ai tempi inizialmente programmati da Totò Riina. Perché rappresentava un ostacolo alla trattativa di cui erano stati informati anche gli alti vertici dello Stato”.

E il procuratore generale Domenico Lari ha dichiarato il proprio “sconcerto di fronte al silenzio di alcuni politici”, da vent’ anni a questa parte. Per la prima volta, per l’ attacco mafioso contro Borsellino viene contestata l’aggravante del terrorismo, che Lari ha spiegato così: “Cosa nostra voleva creare allarme e panico nella popolazione per poi condizionare le scelte della classe politica; è così che comincia la trattativa, che passa dunque anche per la strage di via D’ Amelio”.

Queste affermazioni sono molto importanti e, contemporaneamente, molto preoccupanti.

Forse per la prima volta siamo vicini ad accertare con precisione il ruolo politico svolto dalla mafia siciliana e i rapporti tra questa e componenti significative del mondo politico.

Pertanto mi sembra doveroso riportare alcuni brani  di un discorso di Paolo Borsellino, relativo appunto ai rapporti tra mafia e politica:

“L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto.

E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso.

Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica.

Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto.

Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati”.

Le considerazioni di Borsellino sono di un’attualità per certi versi sconcertante e, peraltro, potrebbero essere estese anche ai rapporti tra politica e faccendieri, tra politica e persone che hanno subìto condanne per corruzione. Comunque la mia speranza è che in base alle nuove indagini relative alla strage di via D’Amelio possano emergere prove certe circa le responsabilità di politici e di organi dello Stato, contribuendo anche ad individuare i rapporti tra mafia e politica, tradottisi in veri e propri reati, anche per quanto riguarda vicende precedenti all’assassinio di Paolo Borsellino e della sua scorta, avvolte ancora nel mistero, quanto meno per i veri mandanti di numerose uccisioni.

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