Se decidete di ammalarvi, non al Sud…

Non è certo una novità il fatto che, all’interno del  territorio nazionale, esistono notevoli diversità per quanto riguarda l’efficienza dei servizi sanitari. Generalmente la qualità dei servizi erogati dagli ospedali del Nord è decisamente migliore di quella che contraddistingue gli ospedali esistenti nel Sud d’Italia. Una conferma di queste diversità viene fornita da un’indagine realizzata dall’Agenas, l’agenzia sanitaria nazionale.

I risultati dell’indagine, anticipati dal settimanale “Il Sole 24 ore Sanità” sono purtroppo univoci. Le prestazioni fornite dalle strutture sanitarie del Meridione sono inferiori a quelle erogate dalle strutture del Nord ed, inoltre, sono, nel complesso, inadeguate rispetto alle esigenze dei cittadini.

Quale tipo di analisi ha effettuato l’Agenas?

L’Agenas non ama definirle classifiche e nemmeno “rating” degli ospedali, ma strumenti per realizzare una comparazione tra strutture, per individuare i punti di debolezza e di forza del sistema sanitario italiano, per consentire così un miglioramento del livello complesso dei servizi sanitari.

Ed emerge il fatto che i pazienti delle regioni meridionali sono beffati due volte: godono di una più bassa qualità dell’assistenza ma, contemporaneamente, devono pagare più tasse e più ticket.

Infatti dai dati forniti dall’Agenas emerge un Paese profondamente diviso, per quanto concerne la sanità.

Alcuni esempi sono sufficienti per dimostrare questa divisione.

La casistica degli interventi per bypass aortocoronarico che hanno registrato la mortalità dei pazienti entro un mese: al Sud (Campania, Basilicata, Sicilia) sono state registrate le percentuali peggiori.

E come per la frattura del collo del femore, che vede in fondo alla classifica quattro strutture del Sud e una del Lazio che operano in 48 ore in rarissimi casi (tra l’1 e l’1,5%), mentre le cinque migliori (tra Liguria, Lombardia, Bolzano ma anche una della Campania) intervengono in due giorni tra l’88 e il 94% delle circostanze.

Stessa cosa vale per l’eccesso di ricorso al taglio cesareo, che è più remunerato dalle casse pubbliche.

Il tutto, però, con una variabilità tra strutture della stessa regione, che deve far riflettere anche il  Nord, nel senso che anche degli ospedali localizzati nelle regioni settentrionali non funzionano bene, tutt’altro.

Le diversità che riguardano la sanità fra le regioni meridionali e quelle settentrionali, o meglio del centro-nord, si aggiungono ad altre diversità da decenni esistenti. Ad esempio le “performances” economiche sono decisamente migliori nel centro-nord. Un solo dato: il reddito pro-capite è notevolmente più elevato nelle regioni del centro-nord. Per non parlare poi di tutta una serie di indicatori relativi al mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione, soprattutto, è molto più alto nelle regioni meridionali. E il problema più grave  consiste nel fatto che, nel corso, degli anni, le diversità, sia nel settore sanitario sia in campo economico, come in altri ambiti, non solo non tendono a diminuire ma, spesso, addirittura aumentano. E poi ci stupiamo del fatto che la situazione sociale, in determinate aree del Meridione, è preoccupante? Ci dovremmo invece stupire se avvenisse il contrario.

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