L’ipocrisia della Chiesa cattolica e non solo per l’omosessualità

In seguito alla morte di Lucio Dalla, i mass media si sono occupati anche della sua vita privata e soprattutto della sua omosessualità. Alcune polemiche sono state determinate dall’intervento, nel corso dei funerali religiosi, di Marco Alemanno, il compagno di Dalla e dalla stessa decisione, da parte della Chiesa bolognese, di accettare lo svolgimento di quei funerali.  

Franco Grillini, in passato presidente dell’Arci Gay ha dichiarato: “Uno ha diritto di dirlo e di non dirlo, se è gay. Lucio Dalla era gay e lo sapevano tutti, tutta Bologna e la Chiesa Cattolica”.

Ha poi aggiunto: “Era il segreto meno segreto che ci possa essere. Abbiamo rimproverato un atteggiamento dei giornali,  se muore un poveraccio omosessuale, si dice tutto di lui, se muore un omosessuale famoso, nel momento in cui si fa un funerale non si può dire nulla.

La Cei ha vietato di trasmettere in Chiesa le sue canzoni perché nelle sue canzoni veniva fuori l’idea dell’amore da vivere come si vuole. Non c’è nessuna differenza tra un omosessuale che piange un compagno morto e un eterosessuale”.

Padre Bernardo Boschi, un sacerdote molto vicino a Dalla, ha sostenuto che Lucio Dalla era “una persona di grande fede” e non ha “mai voluto conclamare la propria omossessualità”.

Secondo Boschi le polemiche per la presenza sull’altare della basilica di San Petronio di Marco Alemanno, compagno di Dalla, sono una “vendetta dei gay che volevano fare del cantante una bandiera”.

L’Arci Gay di Bologna ha risposto alle affermazioni di padre Boschi.

“Lucio Dalla non è mai stato una nostra bandiera né lo sarà”, ha sostenuto il presidente dell’Arci Gay di Bologna. Ha così continuato:  “non abbiamo mai chiesto a Dalla di partecipare a un nostro Pride né ad altre iniziative perché sapevamo della sua scelta di riservatezza, anche se non nascondeva la sua omosessualità, e l’abbiamo sempre rispettata”.

Perciò contro la “tesi” del confessore di Dalla, Zaino ha aggiunto: “Nessuna vendetta da parte dei gay. Anzi, nel movimento molti ci hanno rimproverato di non essere intervenuti nel dibattito con dichiarazioni. Io credo solo che, messa alle strette,la Chiesa pensa di difendersi aggredendo noi. È la loro solita ipocrisia”.

Radio Padania ha sprecato un’occasione per tacere. Infatti sabato, durante la trasmissione “Arte Nord”, il conduttore non ha esitato a definire il cantautore un “italiota”.

Infine Mina Welby ha rilevato: “Lucio Dalla è potuto entrare in cattedrale per il funerale perché non aveva mai detto di essere gay.

Piero Welby chiese di morire e quando accadde gli fu negato il funerale in Chiesa, benché io da cristiana lo avessi desiderato per lui.

Sono trascorsi gli anni ma la situazione in Italia è sempre quella:la Chiesa scomunica la forma, perché non ha la forza per intervenire sulla sostanza.

Siamo biologicamente gay, siamo biologicamente eterosessuali, siamo biologicamente e eticamente depositari di diritti, siamo sostanzialmente proprietari delle nostre vite”.

Sono d’accordo con coloro che hanno accusato la Chiesa cattolica o meglio i suoi vertici, in questa occasione, di ipocrisia. Del resto i vertici della Chiesa cattolica spesso peccano di ipocrisia, anche relativamente a questioni diverse. Si oppongono al testamento biologico, poi in realtà medici, anche cattolici, in ospedali pubblici oppure gestiti dalla Chiesa, se sollecitati, interrompono le cure a malati terminali o in coma irreversibile. Si oppongono all’utilizzo di anticoncezionali, poi nella loro vita privata ne fanno uso. Condannano la pedofilia, ma non sempre perseguono i sacerdoti che la praticano. Non accettano il suicidio ma spesso, per coloro che si sono suicidati, viene consentito il funerale religioso. E l’elenco potrebbe continuare…

 

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