I banchieri si dovrebbero vergognare

E’ ormai noto che i vertici dell’Abi, l’associazione che rappresenta le banche italiane, si sono dimessi, a partire dal presidente Mussari, presidente del Monte dei Paschi di Siena, per protesta contro l’emendamento al decreto liberalizzazioni del governo Monti, con il quale sono state abolite le commissioni sui crediti concessi dalle banche italiane.  In pratica coloro che riceveranno prestiti dovranno sostenere solamente il pagamento degli interessi e non altri costi. Non solo i costi dei clienti degli istituti di credito saranno così più bassi ma, inoltre, i clienti sapranno con precisione il loro ammontare, pertanto maggiore trasparenza, in quanto appunto essi saranno costituiti solamente dagli interessi.

La protesta dei vertici dell’Abi è sorprendente.

Innanzitutto perché nessuna delle categorie che in questi mesi sono state colpite dai provvedimenti del governo Monti ha reagito in quel modo. I vertici dei sindacati non si sono certo dimessi, ad esempio, perché è stata attuata la riforma delle pensioni.

Inoltre, la protesta dei banchieri non è per nulla giustificata. Per vari motivi.

I conti correnti delle banche italiane rimangono comunque tra i più costosi d’Europa.

La concorrenza e la competitività del sistema bancario italiano sono poi del tutto inadeguate rispetto alle necessità delle imprese e delle famiglie.

Del resto l’economia del nostro paese viene definita “bancocentrica”, nel senso che, per i finanziamenti, le imprese italiane dipendono dalle banche in misura molto più consistente rispetto a quanto avviene in altri paesi europei. Quindi le responsabilità degli istituti di credito, in Italia, per finanziare le imprese, ed anche ovviamente le famiglie, in modo tale da contribuire a promuovere la crescita economica, sono molto maggiori.

E, quanto meno negli ultimi periodi, le banche italiane non hanno garantito il flusso di crediti necessario alle imprese. Si parla spesso di “credit crunch”, di stretta creditizia, di rilevanti difficoltà pertanto per accedere ai prestiti bancari e di interessi più elevati che devono essere pagati.

Ciò è avvenuto in un periodo nel quale la Bce (Banca centrale europea) ha concesso alle banche di tutta Europa, ed anche quindi a quelle italiane, finanziamenti molto consistenti ad un tasso decisamente basso, circa l’1%.

Questo è avvenuto sì per consentire alle banche di acquistare ingenti quantità di titoli pubblici, in modo da contenere i valori dei cosiddetti debiti sovrani, cioè i debiti degli Stati europei. Peraltro così facendo gli istituti di credito hanno ottenuto forti guadagni, in seguito alla differenza, piuttosto ampia, tra i rendimenti dei titoli pubblici acquistati e il costo dei finanziamenti ad esse erogati dalla Bce.

Ma le banche, anche quelle italiane, dovevano utilizzare parte dei finanziamenti per aumentare i crediti concessi alle imprese e alle famiglie. E non lo hanno fatto.

Inoltre continuano a verificarsi comportamenti da parte delle banche italiane che rendono il sistema creditizio del nostro paese inefficiente e inadeguato rispetto al principale ruolo che dovrebbe svolgere, quello, più volte citato, di finanziare in quantità e costi accettabili gli operatori economici.

Solo alcuni esempi.

Nel sistema creditizio italiano svolgono un ruolo da protagonista le fondazioni, spesso guidate da rappresentanti di gruppi economici o di partiti, le quali spingono le banche a perseguire obiettivi che nulla hanno a che fare con i loro obiettivi istituzionali. Spesso infatti i vertici delle fondazioni hanno come fine prioritario quello di accrescere il proprio potere.

Inoltre gli amministratori delle banche ricevono remunerazioni eccessive e del tutto slegate dai risultati economici conseguiti.

Poi, i profitti che le banche ottengono non sono utilizzati in misura sufficiente per aumentare la loro capitalizzazione, come del resto in diversi casi sollecitato dalle autorità europee del settore, ma in altri modi. E gli eventuali aumenti del capitale delle banche vengono ottenuti facendo uso di strumenti diversi oppure risultano insufficienti.

Gli interessi dei clienti, frequentemente, passano in secondo piano. A parte il fatto che, come già rilevato, i crediti vengono concessi a tassi troppo elevati, in quantità insufficienti, con un’eccessiva richiesta di garanzie, si può aggiungere che le banche rifilano ai propri clienti titoli di cui esse intendono liberarsi, a rendimenti inferiori a quelli di mercato.

Non ci si deve dimenticare quanto avvenuto in passato con i casi Cirio e Parmalat e i bond argentini. Molti risparmiatori hanno ricevuto danni molto notevoli e, in misura meno consistente ma comunque rilevante, continuano ad esser penalizzati.

E si potrebbe anche proseguire.

Mi sembrano evidenti pertanto i motivi per cui i banchieri si dovrebbero vergognare e non avrebbero dovuto protestare come hanno fatto. Purtroppo i rappresentanti di alcuni partiti, invece di proporre un ulteriore processo di liberalizzazione del sistema bancario italiano, per renderlo più efficiente ed efficace, hanno già affermato che si adopereranno per ripristinare le commissioni bancarie. Il governo Monti non deve tenere conto di questi tentativi ed anzi dovrà adottare ulteriori provvedimenti di liberalizzazione. Altrimenti avranno ragione coloro che sostengono, e io non l’ho mai sostenuto, che il nostro attuale governo intenda rappresentare, in modo privilegiato, gli interessi dei “poteri forti” e quindi anche delle banche.

 

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