In Italia il primato dei furti di reperti archeologici

Attualmente risultano essere stati rubati almeno 5.330 oggetti di particolare rilievo artistico.  Solo nel 2009 sono stati compiuti 882 furti, in quello che è il quarto business mondiale dopo armi, droga e riciclaggio. L’Italia è uno dei crocevia delle attività illecite di traffici archeologici. Perché? Forse anche per via delle pene troppo leggere per chi commette questi reati. Serve una nuova legge, che il governo Monti deve scrivere e far approvare, rapidamente. Dei furti di reperti archeologici si occupa Manlio Lilli in un articolo pubblicato su www.linkiesta.it:

“Al museo del Louvre un olio su tela, dipinto da Hubert Robert prima del 1758, rappresenta Alessandro Magno davanti alla tomba di Achille. Il Macedone in armi é rappresentato stante, mentre alcuni operai sono intenti a scavare una tomba costruita, di forma circolare, a cui è appena stato sollevato il coperchio, un episodio non infrequente nell’antichità classica.

Non mancano le testimonianze sulla realizzazione di ricerche finalizzate al rinvenimento di materiali di pregio, dai nekrokorinthia, gli oggetti trovati ed immessi sul mercato dai romani che dopo il146 a. C. si insediarono sul sito di Corinto, ai recipienti fittili scoperti a Capua al tempo di Cesare.

Un problema, quello dei beni di particolare rilevanza illecitamente sottratti, che ha continuato a sussistere attraverso i secoli e che ancora fa capolino.

Un tema su cui i riflettori non si accendono quasi mai, offuscato dalle tante emergenze del Paese in difficoltà.

Il sito Internet dei Carabinieri, che alle opere di particolare rilevanza, tra i ‘Beni culturali illecitamente sottratti’ riporta, al momento, 5.330 oggetti.

Come, non diversamente, si evince dal ‘Rapporto sulle archeomafie’ redatto dai Carabinieri del Comando tutela patrimonio artistico. Considerando che solo nel 2009, secondo i dati del rapporto Ecomafia 2010, sono stati compiuti 882 furti di opere d’arte e trafugati 13.219 oggetti.

Per le relazioni dell’Ufficio delle Nazioni Unite di Vienna, il traffico illegale di opere d’arte è il quarto business del crimine mondiale dopo i traffici di droga, armi e denaro riciclato.

Insomma gli interessi che ruotano intorno al commercio di opere d’arte sono tanti e sempre più di frequente il guadagno delle vendite non è esclusiva del tombarolo di turno, ma di associazioni criminali.

 L’esempio più eclatante è quello del 2009 quandola Direzioneinvestigativa antimafia sequestrò all’italo-canadese Beniamino Zappia, in carcere dal 2007, oltre 345 dipinti di immenso valore, tra tele di Guttuso, De Chirico, Dalì, Sironi, Morandi, Campigli.

Nel libro ‘L’impero della camorra’, scritto da Simone Di Meo, si legge che nel corridoio della villa dei boss Nuvoletta, appesi alla pareti, c’erano vari quadri della scuola pittorica napoletana. Ma vale la pena ricordare anche il caso della Natività di Caravaggio, rubata nel 1969 nell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo ed esposto durante le riunioni della Cupola, almeno secondo quanto riferito dal pentito Totò Cancemi.

E ancora nel gennaio 2010 è stato sventato un traffico internazionale di reperti archeologici, realizzato attraverso una rete criminale capace di muoversi tra l’Italia,la Spagna,la Francia,la Germaniae il Lussemburgo. La refurtiva recuperata dai militari era composta di 1.248 reperti archeologici e centinaia di fossili, per un valore stimato in 4 milioni e 350.000 euro.

 Così corredi tombali protostorici, statue ed esemplari ceramografici greci, sarcofagi e mosaici romani, viaggiano dai tanti siti italiani in direzione di diversi Paesi europei, degli Stati Uniti.

Probabilmente il proliferare di questo import-export illegale, di cui l’Italia continua ad essere uno dei paesi più interessati, si deve anche ad un vulnus legislativo: mancano normative che tutelino il bene prevedendo pene severe per i trasgressori.

Nel novembre dello scorso anno lo spagnolo El Mundo in un’inchiesta sulla questione, dall’inequivocabile titolo ‘Italia, saccheggio del paradiso dell’arte’, denunciava l’incapacità da parte delle autorità di contrastare in maniera efficace il fenomeno. Più di 3.500 musei e circa 2.000 siti archeologici a rischio furti. Potenzialmente esposti a depredamenti di varia entità.

Come dimostrano, argomentando la tesi con una casistica tristemente assai ricca, anche alcuni libri-inchiesta pubblicati negli ultimi anni, come ‘I predatori dell’arte perduta. Il saccheggio dell’archeologia in Italia’ di Fabio Isman e ‘Vandali, l’assalto alle bellezze d’Italia ‘di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo.

Fra le storie da raccontare c’è senz’altro quella di Giacomo Medici che, come si legge sul sito dei Carabinieri ‘è stato condannato, il 15 luglio 2009, anche in secondo grado, a otto anni di reclusione, in relazione ad un vasto traffico di reperti archeologici, provento da scavi clandestini effettuati in Italia e poi rivenduti in tutto il mondo a collezionisti e musei’. Le indagini su Medici sono partite molti anni fa, addirittura nel 1995 e, sempre secondo i Carabineri, ‘consentirono di sequestrare, presso il Porto Franco di Ginevra, oltre tremila reperti e moltissimi documenti e fotografie polaroid’.

La spiegazione di tutto questo é nel Codice dei Beni culturali varato dal governo Berlusconi e dal ministro Giuliano Urbani il 22 gennaio 2004. Codice che in realtà acquisiva il Decreto legislativo 29 ottobre 1999, impostato dal governo D’Alema.

Strumento che non si pone in maniera decisa contro ‘i predoni dell’arte’, prevedendo pene forse troppo blande: multe risibili e una reclusione massima di tre anni. Da sottolineare è che la carcerazione non é prevista se non dopo la condanna definitiva. In pratica in galera per reati identificabili con il saccheggio del patrimonio artistico non ci va proprio nessuno. Per una ‘stortura’ legislativa, per la mancata considerazione, sempre, delle aggravanti previste per gli altri tipi di furto.

Alla necessità di un cambiamento che prevedesse un inasprimento delle pene, si era decisamente orientato il ministro Galan. Il 20 settembre dello scorso anno aveva portato in Consiglio dei Ministri un disegno di legge per raddoppiare le pene da tre a sei anni e quindi consentire l’arresto, la custodia cautelare, l’allungamento dei tempi per la prescrizione e le intercettazioni. La caduta del governo ha cancellato quel tentativo”.

Il fatto che in Italia siano numerosi i furti di reperti archeologici, innanzitutto, e anche di altre opere d’arte, non stupisce. Infatti il nostro Paese, nonostante abbia, molto probabilmente, il patrimonio storico-artistico di maggiore ampiezza di tutto il mondo, trascura questo patrimonio, le cui potenzialità economiche peraltro potrebbero essere ben più rilevanti di quanto siano attualmente. E non posso non condividere la proposta che il governo Monti vari, rapidamente, un disegno di legge che determini un inasprimento delle pene e che sia approvato quanto prima dal Parlamento. Ma ciò non è sufficiente. I musei, i siti archeologici, dovrebbero essere dotati di sistemi di sicurezza molto più efficaci di quelli esistenti (per la verità non sempre sono presenti) ed anche nell’azione repressiva dovrebbero essere impiegate maggiori risorse umane e finanziarie.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: