188 donne per la legge 188, contro le dimissioni in bianco

Le dimissioni in bianco sono una pratica piuttosto diffusa in Italia. Sono delle lettere di dimissioni, senza data,  fatte firmare, al momento dell’assunzione, soprattutto alle lavoratrici, ma anche ai lavoratori, in modo tale da poterli licenziare senza problemi quando se ne presenta la necessità per le imprese. La legge 108 del 2007 fu approvata proprio per mettere fine a questa pratica. Nel giugno 2008, appena insediato, il governo Berlusconi abrogò questa legge. Pertanto 188 donne hanno firmato un appello con il quale si chiede il ripristino della legge. Una delegazione di queste donne ha incontrato recentemente il ministro Fornero. In un articolo pubblicato su www.rassegna.it si analizzano i risultati dell’incontro:

“‘Subito la legge contro le dimissioni in bianco’. E’ la richiesta rivolta al ministro del Lavoro e delle Pari opportunità, Elsa Fornero, da una delegazione delle 14 donne promotrici dell’appello ‘188 donne per la legge188’.

Stamattina infatti si è svolto l’incontro con il ministro richiesto dalle promotrici (Roberta Agostini, Ritanna Armeni, Giovanna Casadio, Titti Di Salvo, Mariella Gramaglia, Raffaella Lamberti, Maria Pia Mannino, Marisa Nicchi, Liliana Ocmin, Anna Rea, Serena Sorrentino, Soana Tortora, Laura Trezza, Sara Ventroni) dell’iniziativa per il ripristino della legge contro le dimissioni in bianco: ‘Donne diverse – spiegano – per cultura politica e collocazione lavorativa, unite dalla convinzione del grande valore dello spirito di quella legge’.

‘Nell’incontro – afferma la delegazione – abbiamo ribadito l’urgenza del ripristino di una procedura semplice e priva di costi per impedire che alle persone al momento dell’assunzione venga fatta firmare una lettera di finte dimissioni volontarie da utilizzare quando quelle persone incorrano in un infortunio,un incidente o non siano più gradite oppure quelle donne inizino una gravidanza’.

Infatti, osservano le donne, ‘le dimissioni in bianco sono una pratica medievale, non degna di un paese civile, utilizzata non solo ma anche nei confronti delle giovani madri-native e migranti’.

La cancellazione della legge, aggiungono, ‘fa sì che oggi non ci sia uno strumento di contrasto efficace e preventivo dell’abuso. Anche per questo in questi tre anni e mezzo non abbiamo mai smesso di chiederne il ripristino. L’efficacia della legge, la sua semplicità, il suo valore simbolico ci hanno fatto chiedere alla Ministra di trovare una soluzione in tempi brevi’.

Il ministro nel corso dell’incontro, fanno sapere, ‘ha espresso la consapevolezza del problema e la volontà di affrontarlo con una soluzione adeguata. A nostro avviso esiste l’urgenza di impedire l’abuso delle dimissioni, per garantire i diritti delle persone e le imprese che rispettano le regole’.

Per sostenere questa urgenza il 23 febbraio ci saranno iniziative in tutta Italia e una conferenza stampa a Roma”.

Le donne del comitato “Se non ora quando” di Verona hanno anche promosso una petizione, il cui testo compare su www.petizionepubblica.it, la cui lettura può rivelarsi utile per comprendere meglio di cosa si tratta:

 C’era una volta una legge. Ora, naturalmente, non c’è più.

La legge 188 del 17 ottobre 2007 era nata per impedire la pratica delle cosiddette dimissioni in bianco, un vero e proprio abuso di potere compiuto nei confronti di lavoratrici e lavoratori.

Cos’è la dimissione in bianco? È una lettera di dimissioni volontarie, senza data, che il datore di lavoro può far firmare al lavoratore al momento dell’assunzione.

La data è in bianco perché… verrà messa successivamente. Quando quella ragazza sarà incinta, per esempio, o quando quel ragazzo avrà avuto un infortunio o una lunga malattia.

Che questa pratica sia diffusa è confermato dai dati delle Acli, dell’Isfol e dagli uffici vertenze del sindacato. Le giovani donne sono le più colpite.

L’obiettivo dell’abuso è quello di aggirare il divieto di licenziamento che vige nel nostro ordinamento in assenza di giusta causa e giustificato motivo (art.18 dello statuto dei lavoratori).

La legge 188 del 17 ottobre 2007 aveva una funzione preventiva: le dimissioni volontarie, per qualunque tipologia di rapporto di lavoro, dovevano essere date esclusivamente su moduli numerati progressivamente. Avendo una scadenza di quindici giorni, i moduli non potevano essere compilati prima del loro utilizzo.

Era una legge semplice ed efficace, priva di costi. Quando fu presentata si cercò il consenso delle donne di centro sinistra e di centro destra. Venne votata all’unanimità alla Camera e a maggioranza al Senato, dove l’opposizione principale fu condotta dall’allora senatore e poi ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.

Nel giugno 2008 il governo Berlusconi, appena insediato, ha abrogato la legge.

La sua riconquista ha un significato simbolico straordinario, per le donne e per gli uomini: rimettiamo al mondo l’Italia, riprendiamoci la legge 188”.

La legge 188 deve essere quanto prima ripristinata. Giustamente le dimissioni in bianco sono considerate una pratica medievale che deve essere impedita, anche se dovesse essere modificato l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, in quanto, sembra, rimarrebbe comunque l’impossibilità di licenziare in caso di evidenti discriminazioni. Ovviamente è il Parlamento che dovrà approvare una nuova legge ma sarebbe molto importante che il Governo, e per esso il ministro Fornero, si facesse promotore di un progetto di legge su una questione davvero importante.

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