Uaar: il Governo elimini i privilegi della Chiesa cattolica

Il comitato di coordinamento dell’Uaar (unione atei e agnostici razionalisti) ha inviato al presidente del Consiglio Mario Monti una lettera nella quale chiede che siano eliminati i privilegi di cui gode la Chiesa cattolica a livello fiscale e per quanto riguarda i contributi ad essa erogati. Di seguito la lettera dell’Uaar:

On. Prof. Monti,
nella recente conferenza stampa con i corrispondenti esteri, alla domanda di un giornalista straniero che Le chiedeva se il governo avesse in animo di estendere il pagamento dell’Ici alle proprietà ecclesiastiche, Lei ha risposto che si tratta di una questione che non vi eravate ancora posti.

Ci consenta: ne dubitiamo fortemente. Sarebbe grave se il governo non avesse esaminato una misura la cui introduzione è richiesta da più parti, persino da leader della stessa maggioranza che la sostiene.

Più facilmente, rispondendo “è una questione che non ci siamo ancora posti”, Lei voleva semplicemente far capire che si tratta di una misura che non avete intenzione di prendere in considerazione. Così come, molto probabilmente, non avete intenzione di tagliare gli oltre sei miliardi chela Chiesacattolica, nelle sue varie configurazioni, drena ogni anno alle casse pubbliche.

Tale cifra è frutto di una nostra inchiesta, che potrà anche Lei liberamente consultare alla pagina www.icostidellachiesa.it.

Le formuliamo tale invito auspicando che il constatare di persona che l’entità e le dimensioni dei contributi pubblici e delle esenzioni fiscali di cui godela Chiesa sono enormi possa spingerLa a cambiare idea.

Del resto, è stato Lei a sostenere che gli interventi non si limiteranno a quelli già annunciati: ed è stato sempre Lei, ancora prima, ad affermare che la partecipazione ai sacrifici necessari sarà richiesta “soprattutto alle categorie che finora meno hanno dato in termini di contributo al risanamento e all’ammodernamento”.

Quindi, perché non intervenire sugli ingenti privilegi di cui dispone il mondo cattolico, in quantità tale da non potersi trovare, nel nostro paese, qualcosa di analogo, nemmeno nella cosiddetta “casta politica”?

Perché non introdurre l’Ici su qualunque edificio abbia una destinazione anche solo parzialmente commerciale?

Perché non intervenire sul meccanismo dell’Otto per Mille, facendo in modo che la parte corrispondente alle scelte inespresse contribuisca a ridurre il nostro enorme disavanzo?

Perché non bloccare i contributi che a ogni livello vengono erogati alle scuole paritarie, nonostante l’Ocse abbia più volte constatato come il loro livello sia più basso delle scuole pubbliche?

Perché continuare a pagare i cappellani cattolici nelle strutture obbliganti, quando quelli delle altre confessioni religiose e gli assistenti morali Uaar prestano lo stesso servizio gratuitamente?

Potremmo proseguire ancora a lungo con gli esempi.

Le rivolgiamo perciò una sola ulteriore domanda, che le sintetizza tutte: perché gli atei e gli agnostici italiani, stimati tra il 13 e il 18% della popolazione, devono continuare a finanziare direttamente e indirettamentela Chiesacattolica?

Ci permettiamo tuttavia di rivolgerLe anche due inviti espliciti, perché si tratta di due decisioni che l’esecutivo da Lei guidato può prendere in autonomia, senza passaggi parlamentari.

A breve, alla Presidenza del Consiglio toccherà decidere come ripartire i fondi di competenza statale dell’Otto per Mille, che ai sensi della legge n. 222/1985 dovrebbero essere impiegati per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati e conservazione di beni culturali.

Negli anni passati, chi l’ha preceduta ha sempre assicurata una larga preferenza perla Chiesacattolica, nonostante quest’ultima possa già contare sul proprio specifico gettito. Un favoritismo che rappresenta non solo una violazione moralmente inaccettabile del meccanismo dell’Otto per Mille, ma anche un tradimento delle scelte di tanti atei e agnostici.

Le chiediamo pertanto di destinare l’Otto per Mille statale a risanare il bilancio dello Stato e a fronteggiare le calamità naturali, sia quelle recenti (come quelle in Abruzzo o in Liguria) sia quelle future (attraverso un’adeguata opera di prevenzione su un territorio disastrato).

Le chiediamo altresì che il suo governo prenda finalmente la decisione di informare gli italiani sulle modalità di funzionamento del suddetto meccanismo, invitando esplicitamente i nostri connazionali a scegliere lo Stato: perché una richiesta trasparente di utilizzo dei fondi per fronteggiare le calamità naturali riscuoterebbe un immediato consenso tra la popolazione, e perché un aumento del gettito di pertinenza statale avrebbe un immediato e benefico impatto sul risanamento dei conti dello Stato. Che è poi l’obbiettivo per il quale Lei è stato incaricato di formare il governo.

Alla domanda del giornalista straniero sull’Ici Lei assunse un’espressione contratta, se non stupita.

Eppure non solo è normale che, in una democrazia compiuta, la stampa e la società civile pongano al potere domande imbarazzanti (e il fatto che il giornalista non fosse italiano la dovrebbe far riflettere anche su questo aspetto del nostro paese), ma lo è ancora di più se si pensa che anche i cittadini degli altri paesi europei sono chiamati a sacrificarsi a loro volta per tamponare la catastrofica situazione economica italiana. Per quale motivo dovrebbero anch’essi sacrificarsi al posto delle gerarchie ecclesiastiche?

Si sa che prima e dopo la sua nomina a presidente del Consiglio Lei si è sentito con e ha visto il papa. Il fatto che nel suo governo siano entrati tre dirigenti di primo piano del mondo cattolico, nonché altri esponenti che non si segnalano certo per la loro indipendenza (un relatore al convegno di Todi, un docente della Cattolica, un sostenitore esplicito delle ‘radici cristiane’, fino alla fervente sottosegretaria all’istruzione che è anche preside di un liceo privato) non depone a favore della volontà di porre fine a favori, benefici, esenzioni di cui dispone quello stesso mondo.

La nostra sensazione è che, se il suo predecessore è stato spinto dai mercati a lasciare il governo per salvare gli interessi delle sue aziende, i suoi ministri cattolici sono stati spinti a entrare nel governo per salvare gli interessi della Chiesa.

Ci auguriamo, ovviamente, che la nostra impressione sia errata e che il conflitto d’interessi sia presto superato”.

Io condivido totalmente le richieste dell’Uaar. Del resto sono socio di questa associazione. Mi rendo conto che una parte di quei privilegi difficilmente possono essere eliminati nel breve periodo. Ma le due richieste per la cui attuazione il Governo non ha la necessità di attendere nessun intervento parlamentare (non destinare i fondi dell’Otto per Mille di competenza statale alla Chiesa cattolica e invitare gli italiani a destinare allo Stato quei fondi) possono essere accolte subito e io spero che il Governo le accolga realmente.

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