Gli olocausti dimenticati: Rom, Testimoni di Geova, omosessuali…

Il 27 gennaio è stato celebrato il Giorno della Memoria nel corso del quale, generalmente, si ricorda lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti. Ma vi sono alcuni olocausti “dimenticati”, che hanno riguardato i Rom e i Sinti, i Testimoni di Geova e gli omosessuali. In un articolo, pubblicato su www.giornalettismo.com, si ricordano questi olocausti:

“Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha ricevuto in dono dall’associazione Rom Kalderash la bandiera internazionale del popolo Rom che, per la prima volta, sarà esposta all’esterno della casa

La cerimonia di consegna si inserisce nell’ambito delle celebrazioni del Giorno della Memoria organizzate in collaborazione fra la Presidenza del Consiglio Comunale di Venezia e le numerose associazioni del territorio…

‘Questo popolo ha subito una doppia ferita dalla storia: quella del Porrajmos, il tentativo di annientamento compiuto dai regimi nazifascisti nei confronti dell’etnia romanij che causò l’atroce morte di oltre 500.000 persone fra Rom e Sinti nei campi di sterminio, e una seconda ferita: quella del silenzio – ha sottolineato Orsoni.

Solo nello Zigeunerlager, il campo loro riservato ad Auschwitz – Birkenau, tra il febbraio 1943 e l’agosto 1944 oltre ventimila persone furono condotte nelle camere a gas.

In Italia i Rom furono imprigionati nei campi di concentramento di Agnone, Berra, Bojano, Bolzano, Ferramonti, Tossici’a, Vinchiaturo, Perdasdefogu, le isole Tremiti e in quello di Gonars’.

‘Eppure sin dal primo momento il genocidio di Rom e Sinti, la loro persecuzione, fu macchiato dal dubbio e dall’indifferenza; dal silenzio – ha ammonito -. Lo stesso tribunale di Norimberga liquidò sbrigativamente la questione degli zingari non ammettendoli neppure quale parte civile al processo. Vittime per due volte’…

Altri due  i genocidi dimenticati.

Il primo fu quello dei Testimoni di Geova, perseguitati tra il 1933 e il 1945 – diecimila internati, prevalentemente tedeschi -: a loro veniva anche offerta – invano – la possibilità di rinunciare al loro credo religioso, in cambio della libertà.

Olocausti che – come hanno fatto notare, non senza qualche polemica, alcune associazioni – si è spesso cercato di dimenticare.

E sono proprio le associazioni come l’Avi, per la tutela delle persone disabili, Arcigay e Gay Center, Opera Nomadi e Aizo – rom e sinti – ad aver organizzato, nella settimana della Memoria, alcuni eventi, in tutta Italia, per cercare di far conoscere, ad esempio, l’Aktion T4, il programma nazista di eutanasia che, in nome dell’igiene della razza cara ai nazisti, portò alla soppressione di almeno 70.000 persone affette da malattie genetiche, inguaribili o da malformazioni fisiche.

Altro olocausto dimenticato il cosiddetto ‘Omocausto’, che portò alla morte di almeno 7.000 omosessuali nei campi di sterminio nazisti, oltre alle decine di migliaia di persone che vennero condannate sulla base del Paragrafo 175, quello che puniva gli atti e, persino, le fantasie omosessuali.

Rosa era il colore del triangolo che indicava, nei campi di concentramento, gli omosessuali.

‘Le stime sui morti, in questo caso, sono difficilissime – racconta Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center – perché molti non volevano ammettere di essere omosessuali. Altri vennero portati nei campi di concentramento per altri motivi e, quindi, la loro omosessualità non emergeva’.

‘E’ una storia cancellata, la loro’, dice Porpora Marcasciano, presidente del Mit, movimento di identità transessuale, ‘anche per colpa di quel pudore cattolico che porta a censurare determinati argomenti. E bisogna considerare che molti gay erano anche deportati politici e non avevano alcuna intenzione di dichiarare il loro orientamento sessuale, anche una volta liberati’.

Tra i pochi – è forse l’unica, in Italia, a poter ancora ricordare quegli anni di persecuzioni – c’è la transessuale Lucy, che entrò nel campo di sterminio di Dachau come Luciano. E che, nel 2010, per la prima volta, è tornata a visitare il luogo dal quale è riuscita miracolosamente a salvarsi.

Alcuni volti di omosessuali internati ad Auschwitz sono esposti, da giovedì, nell’ambito di una mostra, allestita a Roma, nella sede del Municipio XI, curata da Gay Center e Arcigay Roma, con il supporto della comunità ebraica di Roma e dell’Ucei.

‘Di Omocausto si è iniziato a discutere in Italia grazie a quegli studiosi, soprattutto tedeschi, che hanno sollevato il caso – osserva Aurelio Mancuso, presidente di Equality -. Fino a non molto tempo fa, una ventina di anni fa, non si parlava affatto delle vittime omosessuali.

C’erano anche difficoltà relative alle fonti e ai documenti’. ‘Bisogna poi ricordare quelle centinaia di persone mandate al confino dal regime fascista – aggiunge Mancuso – e che, comunque, rientravano nelle persecuzioni dell’epoca contro gli omosessuali’.

Mancuso evidenzia anche il ruolo chiave svolto dalle comunità ebraiche italiane nel portare alla luce la questione dell’Omocausto: ‘Si è fatto molto lavoro comune, fondamentale per una memoria condivisa, e tanti rabbini si sono pronunciati in merito alle persecuzioni dei gay durante il periodo nazista’”.

Spesso la Giornata della Memoria assume un carattere eccessivamente retorico. In realtà questa Giornata ha, o dovrebbe avere, una notevole importanza in un periodo come quello attuale in cui, soprattutto in Europa, riscuotono un certo successo movimenti politici e culturali dichiaratamente xenofobi, razzisti, omofobi. Talvolta questi movimenti si sono presentati alle elezioni e i loro rappresentanti sono presenti in alcuni Parlamenti, pur rimanendo delle minoranze, per fortuna, tranne, per la verità, in Ungheria. Pertanto ricordare gli olocausti, da quello più noto a quelli dimenticati, risulta ancora necessario per comprendere meglio quanto i movimenti citati debbano essere combattuti e, si spera, sconfitti.

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