In aumento i casi di femminicidio

In Italia i casi di femminicidio sono in aumento. La gran parte delle donne sono state uccise da membri della propria famiglia. Anche di queste problematiche si occupa il rapporto “Ombra” sulla condizione delle donne nel nostro paese. In una nota (fonte: Redattore sociale) pubblicata su www.partitodemocratico.it viene preso in esame il rapporto in questione:

“La violenza maschile sulle donne è la prima causa di morte per le donne in tutta Europa e nel mondo. Nel nostro continente ogni giorno 7 donne vengono uccise dai propri partner o ex partner.

In Italia solo nel 2010 i casi di femminicidio sono stati 127: il 6,7% in più rispetto all’anno precedente. Di queste, 114 sono state uccise da membri della famiglia. In particolare, 68 sono state uccise dal partner e 29 dall’ex partner.

Dunque, in più della metà dei casi il femminicidio è stato commesso nell’ambito di una relazione sentimentale, in corso o appena terminata, per mano del coniuge, convivente, fidanzato o ex.

La maggior parte delle vittime è italiana (78%), così come la maggior parte degli uomini che le hanno uccise (79%).

Solo una minima parte di questi delitti è avvenuta per mano di sconosciuti. Nella restante parte dei casi è avvenuto per mano di un altro parente della vittima o comunque di persona conosciuta.

E’ uno degli aspetti più delicati su cui si concentra il rapporto “Ombra” della società civile sulla condizione delle donne in Italia.

‘I media spesso presentano i casi di femminicidio come frutto di delitti passionali, di un’azione improvvisa ed imprevedibile di uomini vittime di raptus e follia omicida – si legge nel rapporto -.

In realtà questi sono l’epilogo di un crescendo di violenza a senso unico e generalmente sono causati da un’incapacità di accettare le separazioni, da gelosie, da un sentimento di orgoglio ferito, dalla volontà di vendetta e punizione nei confronti di una donna che ha trasgredito a un modello comportamentale tradizionale’.

Un ruolo che in Italia è ancora relegato a quello di madre e moglie, oppure di oggetto del desiderio sessuale. Secondo il rapporto, nel momento in cui la donna italiana cerca di uscire da questi schemi, nasce il rifiuto del partner maschile alla sua emancipazione ‘che si trasforma in forme di controllo economico, di violenza psicologica, di violenza fisica, e che può arrivare fino all’uccisione della donna’, secondo gli autori del rapporto.

A influire negativamente in termini legislativi sono anche i tempi troppo lenti per ottenere il divorzio in un paese come il nostro. Devono trascorrere tre anni dalla prima udienza di richiesta di separazione per poter richiedere il divorzio.

In questo lasso di tempo si intensificano gli atti di violenza. Spesso l’ex marito non si rassegna all’allontanamento dell’ex moglie e mette in atto ‘atteggiamenti persecutori e di controllo con un uso della forza nei confronti della donna e che possono portare sino all’omicidio della stessa’…

Secondo l’onorevole Rosa Villecco Calipari (Pd), ‘bisogna allentare la morsa discriminatoria che è strutturale in questo paese’. E da Calipari arrivano alcune proposte immediate per migliorare la situazione delle donne in Italia, a partire dalle considerazioni contenute nel rapporto presentato…

L’altra proposta di Calipari è di creare ‘un piano nazionale antiviolenza’. ‘C’è il problema dei centri antiviolenza che avevano subito pesantissimi tagli e il cui piano di finanziamento è una tantum, vale per un anno, un anno e mezzo.

Abbiamo una situazione a macchia di leopardo, ci sono regioni e regioni. La deregulation ha aumentato la differenziazione sul territorio, ha continuato.

I centri antiviolenza sostengono da 20 anni le donne che subiscono violenza in questo paese, e andrebbero valorizzati con una raccolta di dati statistici perché ci consentono di vedere la realtà’.

Poi, partendo dalla considerazione che la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni è il femminicidio, Calipari chiede un piano nazionale antiviolenza.

‘Serve una strategia coordinata, ha detto. Gli stereotipi sono legati alla violenza, se creo un’immagine di oggetto sessuale, è difficile che poi la violenza non venga perpetrata su questa persona’…”.

Per diminuire i casi di femminicidio è senza dubbio necessario accrescere le attività repressive, introdurre delle modifiche nella legislazione, potenziare i centri antiviolenza. Ma non è sufficiente. Io credo infatti che occorra promuovere dei cambiamenti di natura culturale, soprattutto relativamente al ruolo che, secondo gli uomini, le donne devono svolgere nell’ambito della società italiana. Nel corso del tempo, a tale proposito, si sono verificati cambiamenti importanti. Ma sono auspicabili ulteriori mutamenti, anche perché mi sembra che, negli ultimi anni, invece di andare avanti siano stati compiuti dei passi indietro, non accettabili.

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