Il 60% delle clementine raccolto da 12.000 stranieri sfruttati

Il 60% delle clementine prodotte in Italia viene raccolto da 12.000 stranieri che vengono sfruttati in modo assolutamente inaccettabile. Infatti nella Piana di Sibari, tra Cassano allo Jonio e Corigliano Calabro, lavorano dall’alba fino a quando fa buio per 25 euro al giorno o un euro a cassetta. Il caporalato la fa da padrone e gli stranieri abitano in alloggi fatiscenti e sovraffollati. Di quanto avviene in quella zona della Calabria si occupa Raffaella Cosentino in una articolo scritto per l’agenzia Redattore Sociale e pubblicato su www.dirittiglobali.it:

“Nel cuore della Piana di Sibari la stagione agrumicola ha raggiunto il clou nei giorni scorsi, quando le clementine sono finite sulle tavole degli italiani per le feste, tra Natale e Capodanno.

A raccoglierle sono soprattutto braccia straniere: romene, bulgare, polacche, albanesi, ucraine, maghrebine. Negli ultimi tempi ci sono anche bengalesi, pachistani e asiatici.

Tra Cassano allo Jonio e Corigliano Calabro, sulla fascia jonica cosentina, si producono due milioni e mezzo di quintali annui, pari al 60% della produzione nazionale di clementine. La raccolta si concentra in un periodo di tempo ristretto, tra l’autunno (ottobre- novembre) e la fine di gennaio.

Servono tanti braccianti e lo sfruttamento della manodopera è intensivo. Reclutamento all’alba per le strade del paese, nella frazione marina di Schiavonea, caporalato e paghe di due tipi: 20-25 euro alla giornata oppure 1 euro, 1,20 euro a cassetta. È questo l’identikit del lavoro agricolo a Corigliano Calabro.

In compenso ai migranti prendere in affitto un posto letto in una casa costa 120- 150 euro a cranio al mese. Per gli italiani l’affitto di un intero appartamento non supera i 300 euro in quella zona. Invece gli stranieri pagano una casa complessivamente dai 400-500 euro fino ai 1000 euro al mese, dividendo la somma in tante persone e quindi vivendo in condizioni di sovraffollamento, quando va bene.

C’è anche a chi è andata particolarmente male. Sono una trentina i lavoratori migranti che si sono accampati sulla spiaggia, vicino al porto. Hanno per casa delle tende o dei ripari fatti di plastica e stracci. Le tende non sono più di quindici. Questi migranti hanno il terrore sul viso: l’anno scorso furono sgomberati e molti hanno paura che l’esperienza possa ripetersi. Non saprebbero dove andare.

Si stima che siano 12.000 gli stranieri che lavorano nella Piana, la metà in modo pseudo-regolare: figurano nelle liste dell’Inps anche se sono truffati dai datori di lavoro che fanno comparire un numero basso di giornate rispetto a quelle effettivamente lavorate. Un’altra metà sono invisibili, perché lavorano completamente in nero o perché sono irregolari dal punto di vista del permesso di soggiorno.

L’unico calcolo esistente l’ha fatto Carlo Caravetta dell’associazione ‘Torre del Cupo’ sulla base dei dati del 2006 e sostiene che la situazione non è cambiata.

‘Mi sono fatto dare le liste dei braccianti iscritti all’Inps e i dati sulla superficie coltivata ad agrumeti e uliveti nei 22 comuni della Sibaritide – spiega – tramite le associazioni di agricoltori sono riuscito a risalire a quanti braccianti servono per la raccolta e ho incrociato i dati con quelli del centro per l’impiego’.

Dalle liste ufficiali di lavoratori, Caravetta ha considerato che un 30-40% sono falsi braccianti, italiani che stanno a casa e prendono i contributi, mentre il lavoro nei campi è fatto dagli stranieri.

Una truffa documentata dallo scandalo Inps del 2009, quando una funzionaria ‘eroica’, Maria Giovanna Cassiano, denunciò alla procura che intere famiglie si dichiaravano braccianti agricoli senza esserlo.

Dalla sottrazione fra quanti braccianti servono e quanti risultano lavorare effettivamente, Caravetta ha elaborato il dato di 12.00.

‘A Corigliano c’è la metà dell’agrumicoltura della Piana, per cui servono circa seimila lavoratori – continua – cui si aggiungono duemila stranieri residenti, per un totale di sette-ottomila immigrati’”.

Le clementine sono un prodotto di largo consumo ed è bene che i numerosi italiani che le utilizzano sappiano anche ciò che c’è avviene dove gran parte di esse vengono raccolte. Di qui l’interesse che dovrebbe suscitare l’articolo riportato. Io credo però che sarebbe necessario andare oltre la denuncia e che, quindi, le autorità preposte, in primo luogo l’Inps, dovrebbero contrastare quella che è una vera e propria truffa ed anche un esempio, come si rileva nell’articolo, di “sfruttamento intensivo della manodopera”. Ed anzi una domanda appare più che legittima: che cosa è stato fatto fino ad ora  per modificare la situazione che si verifica nella Piana di Sibari? Probabilmente molto poco…

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