Il genocidio degli armeni

Il governo turco, recentemente, ha varato alcune misure di rappresaglia nei confronti della Francia perché l’Assemblea nazionale ha approvato un disegno di legge che riconosce, e punisce, come reato la negazione del genocidio armeno. Il provvedimento per diventare legge dovrà essere esaminato positivamente dal Senato. Il governo turco ha preso quelle misure di rappresaglia perché la Turchia non ha mai ammesso che il massacro di almeno un milione di armeni tra il 1915 e il 1916 possa essere considerato un genocidio. Il genocidio in realtà si è verificato davvero e ho pertanto deciso di dedicare questo post ad esso, utilizzando una parte della voce “Genocidio armeno” inserita in Wikipedia:

“L’espressione Genocidio armeno, talvolta Olocausto degli armeni o Massacro degli armeni si riferisce a due eventi distinti ma legati fra loro: il primo è relativo alla campagna contro gli armeni condotta dal sultano ottomano Abdul-Hamid II negli anni 1894-1896; il secondo è collegato alla deportazione ed eliminazione di armeni negli anni 1915-1916.

Il termine genocidio è associato soprattutto al secondo episodio, che viene commemorato dagli Armeni il 24 aprile…

Nel periodo precedente la prima guerra mondiale all’impero ottomano era succeduto il governo dei ‘Giovani Turchi’. Costoro temevano che gli armeni potessero allearsi coi russi, di cui erano nemici.

Il 1909 registrò un eccidio di almeno 30.000 persone nella regione della Cilicia.

Nel 1915 alcuni battaglioni armeni dell’esercito russo cominciarono a reclutare fra le loro fila armeni che in precedenza avevano militato nell’esercito ottomano. Intanto l’esercito francese finanziava e armava a sua volta gli armeni, incitandoli alla rivolta contro il nascente potere repubblicano.

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 vennero eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli. L’operazione proseguì l’indomani e nei giorni seguenti. In un solo mese, più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento furono deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati lungo la strada.

Arresti e deportazioni furono compiute in massima parte dai ‘Giovani Turchi’.

Nelle marce della morte, che coinvolsero 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento. Queste marce della morte furono organizzate con la supervisione di ufficiali dell’esercito tedesco in collegamento con l’esercito turco, secondo le alleanze ancora valide tra Germania e Impero Ottomano (e oggi con la Turchia) e si possono considerare come ‘prova generale’ ante litteram delle più note marce ai danni dei deportati ebrei durante la seconda guerra mondiale.

Altre centinaia di migliaia furono massacrate dalla milizia curda e dall’esercito turco. ..

Malgrado le controversie storico-politiche,  un ampio ventaglio di analisti concorda nel qualificare questo accadimento come il primo genocidio moderno, e soprattutto molte fonti occidentali enfatizzano la ‘scientifica’ programmazione delle esecuzioni.

La maggior parte degli storici tende a considerare le motivazioni addotte dai Giovani Turchi come propaganda, e a sottolinearne il progetto politico mirante alla creazione in Anatolia di uno Stato turco etnicamente omogeneo…

Il negazionismo del genocidio armeno indica un atteggiamento storico-politico che, utilizzando a fini ideologici-politici modalità di negazione di fenomeni storici accertati, nega contro ogni evidenza il fatto storico del genocidio del popolo armeno.

Il fatto è ritenuto storicamente accertato. Interessi ideologici-politici-storici tendono a renderne difficile la constatazione da parte di quanti in qualche modo si sentano vicini agli autori dell’olocausto degli armeni, o abbiano difficoltà culturali-storiche ad accettarlo, o per interessi geo-politici considerano dannoso ammetterlo.

Il negazionismo è un atteggiamento storico culturale, che fa uso di una serie di strumenti dialettici per negare l’evidenza dei fatti. Le motivazioni per assumere un atteggiamento negazionista possono essere disparate, tuttavia nel caso del genocidio armeno gli interessi politici concreti prevalgono su quelli culturali, avendosi una utilizzazione del metodo negazionista in funzione di non fare concessioni politiche, necessarie in caso di ammissione del fatto.

In realtà furono utilizzati vari espedienti per mantenere il silenzio, dalla minimizzazione del numero degli uccisi, dalla presentazione delle circostanze come necessità di difesa, dalla scissione dei massacri in singole azioni di dimensione inferiore al complesso…

L’impostazione ufficiale del governo turco è che le morti degli armeni durante il ‘trasferimento’ o ‘deportazione’ non possono essere semplicemente considerate ‘genocidio’, una posizione che è stata appoggiata da una miriade di giustificazioni divergenti: che le uccisioni non erano deliberate o non erano orchestrate dal governo, che le uccisioni erano giustificate dalla minaccia filorussa costituita dagli armeni come gruppo culturale, il fatto che gli armeni siano meramente morti di fame, o qualcuna delle varie caratterizzazioni che richiamano le fameliche ‘bande armene’.

Il governo turco continua a contrastare il riconoscimento formale del genocidio da parte di altri paesi, ed a mettere in discussione che un genocidio sia mai accaduto…”.

Già in passato mi ero occupato del genocidio degli armeni perché lo consideravo un avvenimento poco conosciuto. Non credo che la situazione sia cambiata molto. Del resto l’atteggiamento del governo turco nei confronti della Francia imponeva, come risposta seppure molto parziale, di riprendere di nuovo l’argomento in questione. Il mio auspicio è che il genocidio armeno venga sempre più conosciuto e che si arrivi a costringere la Turchia a riconoscere ufficialmente la sua esistenza. Ciò mi sembra il minimo che si possa fare per le numerose vittime di quel genocidio ed anche per il popolo armeno.

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